Cinquant'anni dopo la morte del "Che", il fratello Juan MartÝn Guevara racconta per la prima volta chi Ŕ stato veramente il carismatico fratello maggiore. Dal suo memoir emerge un "Che" inedito, intimo. Ci troviamo il bambino-adolescente che divora libri e gioca a rugby, il campioncino di scacchi, il ragazzo tenero e cocciuto, lo studente di medicina che si laurea a tempo di record, la riconosciuta autorevolezza che Ernesto esercita sui coetanei, la predisposizione al comando e l'innato senso di giustizia, il viaggiatore curioso e instancabile che soffre d'asma, il fratello maggiore che scrive malinconiche lettere ai genitori mentre scopre povertÓ e ingiustizie dell'America latina...

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Scritto con l’aiuto della giornalista francese Armelle Vincent questo libro non racconta le imprese del famoso guerrigliero ma quello che era al di la del mito. Il Che nasce in una famiglia colta, squattrinata e anticonvenzionale nell’Argentina anni Trenta-Quaranta . Il primo capitolo e’ dedicato alla purtroppo squallida commercializzazione della sua immagine nella gola boliviana dove e’ morto…poi il racconto si sposta all’Avana nel 1959, dove tutta la famiglia e’ invitata da Fidel Castro nella Cuba appena liberata. Juan Martin il fratello piu’ piccolo, riannoda il filo dei ricordi a volte dolorosi a volte divertenti . Piano piano assisteremo alla evoluzione umana e politica anche attraverso le tante lettere che spediva alla sua famiglia.

L’autore oggi viva a Buenos Aires, dove, durante il regime militare, Ŕ stato incarcerato per otto anni per via delle sue idee politiche e dell’ingombrante cognome e ci ricorda con alcune pagine un
pezzo di storia atroce: la repressione militare in Argentina dopo il colpo di stato del 1976, e la drammatica stagione dei desparecidos. Per concludere Juan Martin Guevara ci esorta a conoscere e tramandare il pensiero del fratello in un mondo dominato dall’individualismo .Un libro piacevole da leggere.

Da una sua intervista:

Qual'Ŕ l'insegnamento piu' grande che ti ha trasmesso ?


Sono di vario tipo. Ma quello che porto nel cuore Ŕ: non abbandonare mai la lotta, segui fino in fondo le tue convinzioni. Citando le sue parole: “Se sei capace di farti scuotere dall’indignazione ogni volta che avviene un’ingiustizia nel mondo, allora io e te siamo compagni”. Lo aveva detto a una donna che si chiamava Guevara di cognome, che gli chiedeva se per caso fossero parenti. La coerenza, lo spirito critico e autocritico, la solidarietÓ: sono questi i principi che mi ha tramandato.