Eugenio Montejo, nato a Caracas nel 1938 e morto in il 6 giugno 2008 dopo una breve ma violenta malattia, è il poeta più rappresentativo del Venezuela ed una delle voci fondanti della poesia ispanoamericana nel secondo Novecento. Diplomatico, studioso e critico letterario, Montejo era stato insignito nel 2004 in Messico con il prestigioso Premio di Poesia e Saggistica “Octavio Paz”.

GLI ALBERI

Parlano poco gli alberi, si sa.
Passano tutta la vita meditando
e muovendo i loro rami.
Basta guardarli in autunno
quando si riuniscono nei parchi:
soltanto i più vecchi conversano,
quelli che donano le nuvole e gli uccelli,
ma la loro voce si perde tra le foglie
e assai poco percepiamo, quasi niente.

È difficile riempire un piccolo libro
coi pensieri degli alberi.
Tutto in essi è vago, frammentario.
Oggi, ad esempio, mentre ascoltavo il grido
di un tordo nero, di ritorno verso casa,
grido ultimo di chi non attende un'altra estate,
ho capito che nella sua voce parlava un albero,
uno dei tanti,
ma non so cosa fare di quel grido,
non so come trascriverlo.


(da “Alcune parole”, 1976)


EUGENIO MONTEJO