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Discussione: La poesia del giorno

          
  1. #31
    Senior Member L'avatar di Aleciccio
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    Lo stato delle cose

    È possibile che in questa poesia tu abbia le ali,
    che a Wounded Knee almeno i bambini si siano salvati,
    che l’inverno non sia ancora arrivato,
    che un pugnale sia solo il nome di un fiore.
    È possibile che almeno in questa poesia
    Bohumil non abbia ancora toccato terra
    (o che volesse solo salutarci),
    e che in ogni caso quei cuori siano i nostri,
    e i campi elisi un campo di calcio.
    È possibile che, fosse solo per un’unica volta, in questa poesia
    tesch e stabenow siano delle brave persone tutte intente
    a lavorare la terra e produrre miele -
    che le formiche siano ancora formiche
    è possibile che almeno (dai, ti prego) all’ufficio degli oggetti
    smarriti
    abbiano ritrovato il mio cuore -
    Che a Srebenica, nello stesso cuore degli anni novanta (gli
    anni novanta!),
    si giochi a pallone;
    che un buon soldato serva solo a raccogliere pesche;
    è possibile (d’altronde perché impedirlo) che proprio in
    questa poesia
    tu abbia già imparato a volare – che l’undici luglio sia solo il
    tuo compleanno -
    che non si debba aspettare la notte per incontrare
    chi ci è caro -
    Che non ci serva né il carro né la ruota o capire perché
    cadano le foglie.
    È possibile (oserei dire, ne sono certo) che adesso
    in questa poesia posso
    descrivervi la graziosa cittadina di Chelmno, e che sono lieto
    di presentarvi il buon Simon, cantante popolare,
    o che Brodskj scriva ancora un discorso.
    È possibile che ancora adesso,
    solo in questa poesia, mentre tu ormai sai perfettamente volare,
    io possa dare ancora un bacio a mio padre e mia madre.


    Carmine Vitale
    (Salerno, 1965), da Alcune cose (L’Arcolaio, 2010)


    Bisogna essere leggeri come un uccello, non come una piuma. Paul Valery

  2. #32
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    Bellissima!
    Grazie.
    Rosy
    " Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica..."
    M.Medeiros

  3. #33
    Master Member L'avatar di Claire
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    Ricordo troppe cose dell’Italia.
    Ricordo Pasolini
    quando parlava di quant’era bella
    ai tempi del fascismo.
    Cercavo di capirlo, e qualche volta
    (impazzava, ricordo,
    il devastante ballo del miracolo)
    mi è sembrato persino di riuscirci.
    In fondo, io che ero più giovane
    d’una decina d’anni,
    avrei provato qualcosa di simile
    tornando dopo anni
    sui devastati luoghi del delitto
    per la Spagna del ’51, forse
    per la Russia di Breznev…
    Ma ricordo anche lo sgomento,
    l’amarezza, il disgusto
    nella voce di Paolo Volponi
    appena si seppero i risultati
    delle elezioni del ’94.
    Era molto malato,
    sapeva di averne ancora per poco
    e di lì a poco, infatti, se n’è andato.
    Di Paolo sono stato molto amico,
    di Pasolini molto meno,
    ma il punto non è questo. Il punto
    è che è tanto più facile
    immaginare d’essere felici
    all’ombra d’un potere ripugnante
    che pensare di doverci morire.


    Giovanni Raboni
    "...Comme on n’a pas le choix il nous reste le cœur"

  4. #34
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    Dovrei paragonarti ad un giorno d'estate?

    Dovrei paragonarti ad un giorno d'estate?
    Tu sei ben più raggiante e mite:
    venti furiosi scuotono le tenere gemme di maggio
    e il corso dell'estate ha vita troppo breve:
    talvolta troppo cocente splende l'occhio del cielo
    e spesso il suo volto d'oro si rabbuia
    e ogni bello talvolta da beltà si stacca,
    spoglio dal caso o dal mutevol corso di natura.
    Ma la tua eterna estate non dovrà sfiorire
    nè perdere possesso del bello che tu hai;
    nè morte vantarsi che vaghi nella sua ombra,
    perchè al tempo contrasterai la tua eternità:
    finchè ci sarà un respiro od occhi per vedere
    questi versi avranno luce e ti daranno vita.

    William Shakespeare

    "...Comme on n’a pas le choix il nous reste le cœur"

  5. #35
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    I cani romantici

    A quel tempo avevo vent’anni
    ed ero pazzo.
    Avevo perso un paese
    ma guadagnato un sogno.
    E se avevo quel sogno
    il resto non importava.
    Né lavorare, né pregare,
    né studiare la notte
    insieme ai cani romantici.
    E il sogno viveva nel vuoto del mio spirito.
    Una camera di legno,
    in penombra,
    in uno dei polmoni del tropico.
    E a volte mi guardavo dentro
    e visitavo il sogno: statua eternata
    in pensieri liquidi,
    un verme bianco che si contorce
    nell’amore.
    Un amore sfrenato.
    Un sogno dentro un altro sogno.
    E l’incubo mi diceva: crescerai.
    Ti lascerai alle spalle le immagini del dolore e del labirinto
    e dimenticherai.
    Ma crescere a quel tempo sarebbe stato un crimine.
    Sono qui, dissi, con i cani romantici
    e qui io resterò.

    Roberto Bolaño

    "...Comme on n’a pas le choix il nous reste le cœur"

  6. #36
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    La seconda parte della lirica di Celan dedicata a Hölderlin: Tubinga, Gennaio

    ...
    Se venisse,
    se venisse un uomo
    se venisse un uomo al mondo, oggi, con
    la barba di luce dei
    patriarchi: potrebbe solo,
    se parlasse di questo
    tempo, solo
    potrebbe balbettare, balbettare
    sempre sempre
    soltanto soltanto.

    Paul Celan

  7. #37
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    E' una poesia lunga e ho dovuto spezzettarla.

    La terra di Lavoro

    Ormai è vicina la Terra di Lavoro,

    qualche branco di bufale, qualche
    mucchio di case tra piante di pomidoro,

    èdere e povere palanche.
    Ogni tanto un fiumicello, a pelo
    del terreno, appare tra le branche

    degli olmi carichi di viti, nero
    come uno scolo. Dentro, nel treno
    che corre mezzo vuoto, il gelo

    autunnale vela il triste legno,
    gli stracci bagnati: se fuori
    è il paradiso, qui dentro è il regno

    dei morti, passati da dolore
    a dolore - senza averne sospetto.
    Nelle panche, nei corridoi,

    eccoli con il mento sul petto,
    con le spalle contro lo schienale,
    con la bocca sopra un pezzetto

    di pane unto, masticando male,
    miseri e scuri come cani
    su un boccone rubato: e gli sale

    se ne guardi gli occhi, le mani,
    sugli zigomi un pietoso rossore,
    in cui nemica gli si scopre l’anima.

    Ma anche chi non mangia o le sue storie
    non dice al vicino attento,
    se lo guardi, ti guarda con il cuore

    negli occhi, quasi, con spavento,
    a dirti che non ha fatto nulla
    di male, che è un innocente.

    Una donnetta, di Fondi o Aversa, culla
    una creatura che dorme nel fondo
    d’una vita d’agnellino, e la trastulla

    - se si risveglia dal suo sonno
    dicendo parole come il mondo nuove -
    con parole stanche come il mondo.

    Questa, se la osservi, non si muove,
    come una bestia che finge d’esser morta;
    si stringe dentro le sue povere

    vesti e, con gli occhi nel vuoto, ascolta
    la voce che a ogni istante le ricorda
    la sua povertà come una colpa.

    Poi, riprendendo a cullare, cieca, sorda,
    senza neanche accorgersi, sospira.
    Col piccolo viso scuro come torba,

    in un muto odore di ovile,
    un giovane è accanto al finestrino,
    nemico, quasi non osando aprire

    la porta, dare noia al vicino.
    Guarda fisso la montagna, il cielo,
    le mani in tasca, il basco di malandrino

    sull’occhio: non vede il forestiero,
    non vede niente, il colletto rialzato
    per freddo, o per infido mistero

    di delinquente, di cane abbandonato.
    L’umidità ravviva i vecchi
    odori del legno, unto e affumicato,

    mescolandoli ai nuovi, di chiassetti
    freschi di strame umano.
    E dai campi, ormai violetti,

    viene una luce che scopre anime,
    non corpi, all’occhio che più crudo
    della luce, ne scopre la fame,

    la servitù, la solitudine.
    Anime che riempiono il mondo,
    come immagini fedeli e nude

    della sua storia, benché affondino
    in una storia che non è più nostra.
    Con una vita di altri secoli, sono

    vivi in questo: e nel mondo si mostrano
    a chi del mondo ha conoscenza, gregge
    di chi nient’altro che la miseria conosca.


    Continua
    "...Comme on n’a pas le choix il nous reste le cœur"

  8. #38
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    Sono sempre stati per loro unica legge
    odio servile e servile allegria: eppure
    nei loro occhi si poteva leggere

    ormai un segno di diversa fame - scura
    come quella del pane, e, come
    quella, necessaria. Una pura

    ombra che già prendeva nome
    di speranza: e quasi riacquistato
    all’uomo, vedeva il meridione,

    timida, sulle sue greggi rassegnate
    di viventi, la luce del riscatto.
    Ma ora per queste anime segnate

    dal crepuscolo, per questo bivacco
    di intimiditi passeggeri,
    d’improvviso ogni interna luce, ogni atto

    di coscienza, sembra cosa di ieri.
    Nemico è oggi a questa donna che culla
    la sua creatura, a questi neri

    contadini che non ne sanno nulla,
    chi muore perché sia salva
    in altre madri, in altre creature,

    la loro libertà. Chi muore perché arda
    in altri servi, in altri contadini,
    la loro sete anche se bastarda

    di giustizia, gli è nemico.
    Gli è nemico chi straccia la bandiera
    ormai rossa di assassinî,

    e gli è nemico chi, fedele,
    dai bianchi assassini la difende.
    Gli è nemico il padrone che spera

    la loro resa, e il compagno che pretende
    che lottino in una fede che ormai è negazione
    della fede. Gli è nemico chi rende

    grazie a Dio per la reazione
    del vecchio popolo, e gli è nemico
    chi perdona il sangue in nome

    del nuovo popolo. Restituito
    è cosi, in un giorno di sangue,
    il mondo a un tempo che pareva finito:

    la luce che piove su queste anime
    è quella, ancora, del vecchio meridione,
    l’anima di questa terra è il vecchio fango.

    Se misuri nel mondo, in cuore, la delusione
    senti ormai che essa non conduce
    a nuova aridità, ma a vecchia passione.

    E ti perdi allora in questa luce
    che rade, con la pioggia, d’improvviso
    zolle di salvia rossa, case sudice.

    Ti perdi nel vecchio paradiso
    che qui fuori sui crinali di lava
    dà un celeste, benché umano, viso

    all’orizzonte dove nella bava
    grigia si perde Napoli, ai meridiani
    temporali, che il sereno invadono,

    uno sui monti del Lazio, già lontani,
    l’altro su questa terra abbandonata
    agli sporchi orti, ai pantani,

    ai villaggi grandi come città.
    Si confondono la pioggia e il sole
    in una gioia ch’è forse conservata

    - come una scheggia dell’altra storia,
    non più nostra - in fondo al cuore
    di questi poveri viaggiatori:

    vivi, soltanto vivi, nel calore
    che fa più grande della storia la vita.
    Tu ti perdi nel paradiso interiore,

    e anche la tua pietà gli è nemica.

    Pier Paolo Pasolini
    "...Comme on n’a pas le choix il nous reste le cœur"

  9. #39
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    SPORCO, MALVESTITO

    Durante il percorso dei cani la mia anima incontrò
    il mio cuore. Sconquassato, ma vivo,
    sporco, malvestito e pieno d´amore.
    Durante il percorso dei cani, lì dove non vuole andare nessuno.
    Una strada che percorrono soltanto i poeti
    quando a loro non resta ormai nulla da fare.
    Però io avevo ancora tante cose da fare!
    Eppure lì restavo: facendomi ammazzare
    dalle formiche rosse ed anche
    dalle formiche nere, percorrendo i villaggi
    vuoti: lo spavento che s´innalzava
    fino a toccare le stelle.
    Un cileno educato in Messico può sopportare di tutto,
    pensavo, ma non era affatto così.
    Di notte il mio cuore piangeva. Il fiume dell´essere, dicevano
    labbra febbricitanti che poi scoprii essere le mie,
    il fiume dell´essere, il fiume dell´essere, l´estasi
    che si piega sulla riva di questi villaggi abbandonati.
    Esperti di logica e teologi, indovini
    e rapinatori di percorsi emersero
    come realtà acquatiche in mezzo a una realtà metallica.
    Solo la febbre e la poesia danno visioni.
    Solo l´amore e la memoria.
    Non questi percorsi né queste pianure.
    Non questi labirinti.
    Fin che, finalmente, la mia anima incontrò il mio cuore.
    Era malato, certo, però vivo.
    Sognai detective congelati nel gran
    frigorifero di Los Angeles
    nel gran frigorifero di México D.F

    Roberto Bolaño

    "...Comme on n’a pas le choix il nous reste le cœur"

  10. #40
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    “Ho imparato che la calma è molto
    più destabilizzante della rabbia,
    che un sorriso disarma molto
    più di un volto corrugato,
    ho imparato che il silenzio
    di fronte ad un’offesa è
    un grido che fa tremare la terra.
    Ho imparato che come un amore
    rifiutato non si perde, ma torna
    intatto a colui che voleva donarlo,
    così accade per la rabbia, le offese.
    Siamo noi a decidere se farci toccare
    o meno da un sentimento,
    di qualsiasi sentimento si tratti.
    Non importa se stai procedendo
    molto lentamente, ciò che importa è
    che tu non ti sia fermato.”

    Confucio
    A ciascuno e' affidato il compito di vegliare sulla solitudine dell'altro.

  11. #41
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    Figlia del vento


    Sono venuti.
    Invadono il sangue.
    Profumano a piume,
    A mancanza, a pianto.
    Però tu alimenti la paura
    e la solitudine
    come due animali piccoli
    perduti nel deserto.

    Son venuti
    ad incendiare l’età del sogno.
    Un addio è la tua vita.
    Però tu ti abbracci
    come la serpe pazza del movimento
    che solo ritrova se stessa
    poiché non c’è nessuno.

    Tu piangi sotto il pianto,
    tu apri il baule dei tuoi desideri
    e sei più ricca della notte.

    Però c’è tanta solitudine
    che le parole si suicidano.

    Alejandra Pizarnik
    "...Comme on n’a pas le choix il nous reste le cœur"

  12. #42
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    DI LUGLIO

    Quando su ci si butta lei,
    Si fa d'un triste colore di rosa
    Il bel fogliame.

    Strugge forre, beve fiumi,
    Macina scogli, splende,
    E' furia che s'ostina, è l'implacabile,
    Sparge spazio, acceca mete,
    E' l'estate e nei secoli
    Con i suoi occhi calcinanti
    Va della terra spogliando lo scheletro.

    Giuseppe Ungaretti
    "...Comme on n’a pas le choix il nous reste le cœur"

  13. #43
    Master Member L'avatar di daniela
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    X agosto Pascoli e la voce di Alberto Lupo



    San Lorenzo, io lo so perché tanto
    di stelle per l'aria tranquilla
    arde e cade, perché si gran pianto
    nel concavo cielo sfavilla.

    Ritornava una rondine al tetto:
    l'uccisero: cadde tra i spini;
    ella aveva nel becco un insetto:
    la cena dei suoi rondinini.

    Ora è là, come in croce, che tende
    quel verme a quel cielo lontano;
    e il suo nido è nell'ombra, che attende,
    che pigola sempre più piano.

    Anche un uomo tornava al suo nido:
    l'uccisero: disse: Perdono;
    e restò negli aperti occhi un grido:
    portava due bambole in dono.

    Ora là, nella casa romita,
    lo aspettano, aspettano in vano:
    egli immobile, attonito, addita
    le bambole al cielo lontano.

    E tu, Cielo, dall'alto dei mondi
    sereni, infinito, immortale,
    oh! d'un pianto di stelle lo inondi
    quest'atomo opaco del Male!

    A ciascuno e' affidato il compito di vegliare sulla solitudine dell'altro.

  14. #44
    Senior Member L'avatar di Serena-fundy
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    La politica

    Trilussa

    Ner modo de pensà c’è un gran divario:
    mi’ padre è democratico cristiano,
    e, siccome è impiegato ar Vaticano,
    tutte le sere recita er rosario;

    de tre fratelli, Giggi ch’è er più anziano
    è socialista rivoluzzionario;
    io invece so’ monarchico, ar contrario
    de Ludovico ch’è repubblicano.

    Prima de cena liticamo spesso
    pe’ via de ’sti princìpi benedetti:
    chi vo’ qua, chi vo’ là... Pare un congresso!

    Famo l’ira de Dio! Ma appena mamma
    ce dice che so’ cotti li spaghetti
    semo tutti d’accordo ner programma.
    Due cose mi hanno sempre sorpreso: l'intelligenza degli animali e la bestialità degli uomini. Bertrand Russell

  15. #45
    Senior Member L'avatar di Andrea
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    Della terra da cui veniamo


    Su parliamo
    della terra da cui veniamo.
    Io vengo dall'estate,
    è una patria fragile
    che qualunque foglia,
    cadendo, può annientare,
    ma il cielo è così greve di stelle
    che talvolta pesa fino a terra
    e se ti avvicini senti l'erba
    solleticare le stelle ridenti,
    e i fiori sono così tanti
    che ti dolgono
    le orbite bruciate dal sole,
    e soli rotondi pendono
    da ogni albero;
    da dove vengo io
    non manca che la morte,
    e tanta è la felicità
    che quasi ti addormenti.


    Ana Blandiana
    L’amore è la voce dietro tutti i silenzi, la speranza che non ha il contrario in un timore.

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