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Discussione: Wislawa Szymborska

          
  1. #91
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    Nel Sonno

    Ho sognato che cercavo una cosa,
    nascosta chissà dove oppure persa
    sotto il letto o le scale,
    all’indirizzo vecchio.

    Rovistavo in armadi, scatole e cassetti,
    inutilmente pieni di cose senza senso.

    Tiravo fuori dalle mie valigie
    gli anni e i viaggi compiuti.

    Scuotevo fuori dalle tasche
    lettere secche e foglie scritte non a me.

    Correvo trafelata
    per ansie e stanze
    mie e non mie.

    Mi impantanavo in gallerie
    di neve e nell’oblio.

    Mi ingarbugliavo in cespugli di spine
    e congetture.

    Spazzavo via l’aria
    e l’erba dell’infanzia.

    Cercavo di fare in tempo
    prima del crepuscolo del secolo trascorso,
    dell’ora fatale e del silenzio.

    Alla fine ho smesso di sapere
    cosa stessi cercando così a lungo.

    Al risveglio
    ho guardato l’orologio.
    Il sogno era durato due minuti e mezzo.

    Ecco a che trucchi è costretto il tempo
    dacché si imbatte
    nelle teste addormentate.

    Wislawa Szymborska
    "...Comme on n’a pas le choix il nous reste le cœur"

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  3. #92
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    MONOLOGO PER CASSANDRA


    Sono io, Cassandra
    E questa è la mia città sotto le ceneri.
    E questi i miei nastri e la verga di profeta.
    E questa è la mia testa piena di dubbi.

    È vero, sto trionfando.
    I miei giusti presagi hanno acceso il cielo.
    Solamente i profeti inascoltati
    godono di simili viste.
    Solo quelli partiti con il piede sbagliato,
    e tutto poté compiersi tanto in fretta
    come se non fossero mai esistiti.

    Ora lo rammento con chiarezza:
    la gente vedendomi si interrompeva a metà.
    Le risate morivano.
    Le mani si scioglievano.
    I bambini correvano dalle madri.
    Non conoscevo neppure i loro effimeri nomi.
    E quella canzoncina sulla foglia verde -
    nessuno la finiva in mia presenza.

    Li amavo.
    Ma amavo dall’alto.
    Da sopra la vita.
    Dal futuro. Dove è sempre vuoto
    e da dove nulla è più facile del vedere la morte.
    Mi dispiace che la mia voce fosse dura.
    Guardatevi dall’alto delle stelle – gridavo -
    guardatevi dall’alto delle stelle.
    Sentivano e abbassavano gli occhi.

    Vivevano nella vita.
    Permeati da un grande vento.
    Con sorti già decise.
    Fin dalla nascita in corpi da commiato.
    Ma c’era in loro un’umida speranza,
    una fiammella nutrita del proprio luccichio.
    Loro sapevano cos’è davvero un istante,
    oh, almeno uno, uno qualunque
    prima di

    È andata come dicevo io.
    Però non ne viene nulla.
    E questa è la mia veste bruciacchiata.
    E questo è il mio ciarpame di profeta.
    E questo è il mio viso stravolto.
    Un viso che non sapeva di poter essere bello.


    WISŁAWA SZYMBORSKA


    Bisogna essere leggeri come un uccello, non come una piuma. Paul Valery

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  5. #93
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    Compleanno

    Tanto mondo a un tratto da tutto il mondo:
    morene, murene e marosi e mimose,
    e il fuoco e il fuco e il falco e il frutto -
    come e dove potrò mettere il tutto?
    Queste foglie e scaglie, questi merli e tarli,
    lamponi e scorpioni - dove sistemarli?
    Lapilli, mirtilli, berilli e zampilli -
    grazie, ma ce n'è fin sopra i capelli.
    Dove andranno questo tripudio e trifoglio,
    tremore e cespuglio e turgore e scompiglio?
    Dove porti un ghiro e nascondi l'oro,
    che fare sul serio dell'uro e del toro?
    Già il biossido è cosa ben preziosa e cara,
    aggiungi la piovra, e in più la zanzara!
    Immagino il prezzo, benchè esagerato -
    grazie, io davvero non l'ho meritato.
    Non è troppo per me il sole, l'aurora?
    Che cosa può farne l'umana creatura?
    Sono qui un istante, un solo minuto:
    non saprò del dopo, non l'avrò vissuto.
    Come distinguere il tutto dal vuoto?
    Dirò addio alle viole nel viaggio affrettato.
    Pur la più piccola - è una spesa folle:
    fatica di stelo, e il petalo, e il pistillo,
    una volta, a caso, in questa immensità,
    sprezzante e precisa, fiera fragilità.

    Wislawa Szymborska
    "...Comme on n’a pas le choix il nous reste le cœur"

  6. #94
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    Un amore felice


    Un amore felice. E' normale?
    è serio? è utile?
    Che se ne fa il mondo di due esseri
    che non vedono il mondo?

    Innalzati l'uno verso l'altro senza alcun merito,
    i primi qualunque tra un milione, ma convinti
    che doveva andare così - in premio di che? Di nulla;
    la luce giunge da nessun luogo
    perchè proprio su questi, e non su altri?
    Ciò offende la giustizia? Si.
    Ciò offende i principi accumulati con cura?
    Butta giù la morale dal piedistallo? Si, infrange e butta giù.

    Guardate i due felici:
    se almeno dissimulassero un pò,
    si fingessero depressi, confortando così gli amici!
    Sentite come ridono - è un insulto.
    In che lingua parlano - comprensibile all'apparenza.
    E tutte quelle loro cerimonie, smancerie,
    quei bizzarri doveri reciproci che s'inventano
    sembra un complotto contro l'umanità!

    E' difficile immaginare dove si finirebbe
    se il loro esempio fosse imitabile.
    Su cosa potrebbero contare religioni, poesie,
    di che ci si ricorderebbe, a che si rinuncerebbe,
    chi vorrebbe restare più nel cerchio?

    Un amore felice. Ma è necessario?
    Il tatto e la ragione impongono di tacerne
    come d'uno scandalo nelle alte sfere della Vita.
    Magnifici pargoli nascono senza il suo aiuto.
    Mai e poi mai riuscirebbe a popolare la terra,
    capita, in fondo, di rado.

    Chi non conosce l'amore felice
    dica pure che in nessun luogo esiste l'amore felice.

    Con tale fede gli sarà più lieve vivere e morire.


    Wislawa Szymborska



    "...Comme on n’a pas le choix il nous reste le cœur"

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  8. #95
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    Il recital di Licia Maglietta in occasione della morte della grande Wislawa


    L’amore è la voce dietro tutti i silenzi, la speranza che non ha il contrario in un timore.

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  10. #96
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    La veglia

    La veglia non svanisce
    come svaniscono i sogni.
    Nessun brusio, nessun campanello
    la scaccia,
    nessun grido né fracasso
    può strapparci da essa.

    Torbide e ambigue
    sono le immagini nei sogni,
    il che può spiegarsi
    in molti modi.
    Veglia significa veglia
    ed è un enigma maggiore.

    Per i sogni ci sono chiavi.
    La veglia si apre da sola
    e non si lascia sbarrare.
    Da essa si spargono
    diplomi e stelle,
    cadono giù farfalle
    e anime di ferri vecchi
    da stiro,
    berretti senza testa
    e cocci di nuvole.
    Ne vien fuori un rebus
    irrisolvibile.

    Senza di noi non ci sarebbero sogni.
    Quello senza cui non ci sarebbe veglia
    è ancora sconosciuto,
    ma il prodotto della sua insonnia
    si comunica a chiunque
    si risvegli.

    Non i sogni sono folli,
    folle è la veglia,
    non fosse che per l’ostinazione
    con cui si aggrappa
    al corso degli eventi.

    Nei sogni vive ancora
    chi ci è morto da poco,
    vi gode perfino di buona salute
    e di ritrovata giovinezza.
    La veglia depone davanti a noi
    il suo corpo senza vita.
    La veglia non arretra di un passo.

    La fugacità dei sogni fa sì
    che la memoria se li scrolli di dosso facilmente.
    La veglia non deve temere l’oblio.
    E’ un osso duro.
    Ci sta sul groppone,
    ci pesa sul cuore,
    sbarra il passo.

    Non le si può sfuggire,
    perché ci accompagna in ogni fuga.
    E non c’è stazione
    lungo il nostro viaggio
    dove non ci aspetti.

    Wislawa Szimborska
    "...Comme on n’a pas le choix il nous reste le cœur"

  11. #97
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    Saluto ai supersonici - Wislawa Szymborska

    Oggi più veloci del suono
    dopo domani della luce
    muteremo il suono in tartaruga
    e la luce in lepre.

    Di antica parabola
    onorati animali
    nobile coppia in gara
    da sempre.

    Correvate, correvano
    per questa bassa terra
    provate a gareggiare
    in alto nel cielo.

    Via libera. Non vi saremo
    d'intralcio nella corsa
    per inseguire noi stessi
    prima ci alzeremo in volo

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  13. #98
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    Sorrisi - Wislawa Szymborska


    Il mondo vuol vedere la speranza sul viso.

    Per gli statisti diventa l’obbligo il sorriso.
    Sorridere vuol dire non darsi allo sconforto.
    Anche se il gioco è complesso, l’esito incerto,
    gli interessi contrastanti – è sempre consolante
    che la dentatura sia bianca e ben smagliante.

    Devono mostrare una fronte rasserenata
    sulla pista e nella sala delle conferenze.
    Un’andatura svelta, un’espressione distesa.
    Quello dà il benvenuto, quest’altro si accomiata.
    È quanto mai necessario un volto sorridente
    Per gli obiettivi e tutta la gente lì in attesa.

    La stomatologia in forza alla diplomazia
    garantisce sempre un risultato impressionante.
    Canini di buona volontà e incisivi lieti
    non possono mancare quando l’aria è pesante.
    I nostri tempi non sono ancora così allegri
    perché sui visi traspaia la malinconia.

    Un’umanità fraterna, dicono i sognatori,
    trasformerà la terra nel paese del sorriso.
    Ho qualche dubbio. Gli statisti, se fosse vero,
    non dovrebbero sorridere il giorno intero.
    Solo a volte: perché è primavera, tanti i fiori,
    non c’è fretta alcuna, né tensione in viso.
    Gli esseri umani sono tristi per natura.
    È quanto mi aspetto, e non è poi così dura.

    Dalla raccolta La gioia di scrivere , a cura di Pietro Marchesani. Adelphi Edizioni. Milano, 2009.
    "...Comme on n’a pas le choix il nous reste le cœur"

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  15. #99
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    Pietà - Wislawa Szymborska


    Nella cittadina, dove è nato l'eroe,

    guardare il monumento, lodarne la grandezza,
    cacciare due galline dalla soglia del museo deserto,
    chiedere dove abita la madre,
    bussare, spingere la porta che cigola.
    Si mantiene dritta, capelli lisci, sguardo limpido.
    Dire che si è arrivati dalla Polonia.
    Salutare. Fare domande a voce alta e chiara.
    Si, lo amava molto. Si, era sempre stato così.
    Si, lei allora si trovava sotto il muro della prigione.
    Si, aveva sentito la scarica.
    Dispiacersi di non aver portato un registratore
    e una cinepresa. Si, conosce questi arnesi.
    Ha letto alla radio la sua ultima lettera.
    Ha cantato alla TV le ninnenanne d'un tempo.
    Ha perfino preso parte a un film, in lacrime
    per via dei riflettori. Si, la memoria commuove.
    Si, è un poco stanca. Si passerà.
    Alzarsi. Ringraziare. Accomiatarsi. Uscire,
    incrociando nell'atrio i turisti successivi.
    "...Comme on n’a pas le choix il nous reste le cœur"

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  17. #100
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    Vietnam

    Donna, come ti chiami? - Non lo so.
    Quando sei nata, da dove vieni? - Non lo so.
    Perchè ti sei scavata una tana sottoterra? - Non lo so.
    Da quando ti nascondi qui? - Non lo so.
    Perchè mi hai morso la mano? - Non lo so.
    Sai che non ti faremo del male? - Non lo so.
    Da che parte stai? - Non lo so.
    Ora c’è la guerra, devi scegliere. - Non lo so.
    Il tuo villaggio esiste ancora? - Non lo so.
    Questi sono i tuoi figli? - Si.

    Wislawa Szymborska

  18. #101
    Logopedista nei sogni L'avatar di Estella
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    Amore a prima vista

    Sono entrambi convinti
    che un sentimento improvviso li unì.
    E' bella una tale certezza
    ma l'incertezza è più bella
    Non conoscendosi prima, credono
    che non sia mai successo nulla tra di loro.
    Ma che pensano le strade, le scale, i corridoi
    dove da tempo potevano incrociarsi?
    Vorrei chiedere loro
    se non ricordano-
    una volta un faccia a faccia
    forse un una porta girevole?
    uno "scusi"nella ressa?
    uno "ha sbagliato numero" nella cornetta?
    - ma conosco la risposta.
    No, non ricordano.
    Li stupirebbe molto sapere
    che già da parecchio
    il caso stava giocando con loro.
    Non ancora del tutto pronto
    a mutarsi per loro in destino,
    li avvicinava, li allontanava,
    gli tagliava la strada
    e soffocando un risolino
    si scansava con un salto.
    vi furono segni, segnali,
    che importa se indecifrabili.
    Forse tre anni fa
    o il martedì scorso
    una fogliolina volò via
    da una spalla ad un'altra?
    Qualcosa fu perduto e qualcosa fu raccolto.
    Chissà, era forse la palla
    tra i cespugli dell 'infanzia?
    Vi furono maniglie e campanelli
    in cui anzitempo
    un tocco si posava sopra un tocco.
    Valigie accostate nel deposito bagagli.
    Una notte, forse, lo stesso sogno,
    subito confuso al risveglio.
    Ogni inizio infatti
    è solo un seguito
    e il libro degli eventi
    è sempre aperto a metà.
    Non avere mai paura di essere un papavero in un campo di giunchiglie.


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