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Discussione: Poesie per la madre, poesie per il padre

          
  1. #1
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    Poesie per la madre, poesie per il padre

    La cosa carina di scompaginando è che molti dei "vecchi" thread ritornano, quasi ne sentissimo la mancanza ma ognuno ripropone quelli di altri.
    Allora in onore di Rosy, inserisco quello sulle poesie dedicate alla mamma e ci aggiungo pure il papà (nulla di nuovo neppure qui direte voi).
    A me mancava molto.

    Non posso che partire da Tomada, poeta che adoro...


    Come tutti gli anziani raccontavi
    cento volte lo stesso episodio
    di quando andavi a scuola in bici sotto le nevicate
    di quando ti sei ammalata di difterite
    un poco abbiamo avuto pazienza ma dopo
    abbiamo detto basta

    è da allora che hai cominciato a prepararci ogni settimana
    un piatto diverso di cucina friulana
    polenta frico gnocchi di zucca
    quel cibo povero che un giorno era l’unico possibile

    e sarà che passi sempre la domenica mattina
    ma la tua non sembra una semplice gentilezza

    piuttosto una comunione: questo è il mio corpo
    prendete e mangiatene tutti.

    Francesco Tomada
    Bisogna essere leggeri come un uccello, non come una piuma. Paul Valery

  2. #2
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    Le feste comandate

    Oggi è Natale così tu mi dici
    “telefona a tuo padre e chiedi come sta”

    e mi sento come a diciott’anni
    quando sono andato via di casa
    per la prima volta

    padre
    quanta fatica per accettare che
    mi hai generato al cinquanta per cento
    e che in fondo somigliamo agli alberi
    per metà radici e
    per metà vento


    Francesco Tomada
    Bisogna essere leggeri come un uccello, non come una piuma. Paul Valery

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  4. #3
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    La neve che sei stato

    Chiusaforte è le tue mani rovinate,
    le sue case in fila lungo una strada che
    conduce al nord
    e le sue pietre e gli azzurri, sottilissimi dopo
    che è nevicato
    Chiusaforte è tutti i ritorni che mi allontanano
    mentre nevica il tempo sulla neve che sei
    stato
    sui passi contati e poi coperti dal bianco
    e c’è un piangere nascosto nel celeste
    nelle pigne ai piedi degli abeti
    nel silenzio che sgretola gli animi e qualche
    volta
    ci spinge in alto, in alto
    dove ci sono parole che erano sassi
    dette di punto in bianco, nel freddo
    lasciate alla confidenza delle nuvole;

    ho fatto un buon tratto di strada, ormai,
    e sono stato tuo figlio e sono stato tuo padre
    e conosco i gesti che non si spezzano davanti
    al dolore
    l’incandescenza dell’istante che li ha generati
    la tua mano sulla mia fronte
    il palmo della mia sul dorso della tua
    che non so come, non so dove
    mi portano ancora con te.

    Pierluigi Cappello
    Bisogna essere leggeri come un uccello, non come una piuma. Paul Valery

  5. #4
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    QUESTI ESSERI DIVERSI

    Una donna e un uomo
    che si guardano sul finire del 1957,
    e sulla soglia di una casa con la luna
    si chiedono come sarà il mio volto.
    Qualcuno che sorprende
    nel fiore freddo dell’arancio il suo destino.
    Che non è nato.
    Che ignora ogni cosa.
    Che attraversa la piazza di notte
    e nella pioggia incontra
    il volto dei suoi genitori.
    Che ha conosciuto una vigna,
    un cortile, un pozzo
    che sono ancora nel grembo.
    Che ha amato una via.
    Che ha amato una donna
    come se stesso.
    Che è solo.
    Che sta scrivendo questi versi.
    Sono questi esseri diversi
    e se ne sono andati.


    RAFAEL ADOLFO TÉLLEZ
    Bisogna essere leggeri come un uccello, non come una piuma. Paul Valery

  6. #5
    Master Member L'avatar di Claire
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    AMO DI TE


    Amo di te,
    le mani mai stanche
    con disegni di sabbia
    fissati dal tempo.
    La borsa pesante
    di spiccioli, Santi,
    di foto sbiadite
    di eterne bambine.
    Il trucco un po’ antico,
    di mare e corallo.
    L’abbraccio che sfalda
    i miei giorni di bruma.
    L’eco di fiabe incantate,
    arcobaleni inseguiti,
    lucciole vaghe,
    agrumati Natali.
    Ferma, ora,
    il tuo e il mio momento
    e cullami ancora,
    madre mia,
    scarlatta
    in incendiar di giorno,
    argentea
    in vagabondar di stella.
    Sospesa
    su sentieri d’infinito…

    Marina Pratici







    "...Comme on n’a pas le choix il nous reste le cœur"

  7. #6
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    SEI


    Sei nella ruga ritorta
    che segna confine nel mio sguardo,
    nel mio labbro imbronciato
    che si rappacifica e distende lento.
    Nella mia ansia di mangiare la vita
    a mestolate, nel mio sbattere di porta
    su verità ammorbata, ideale imbrattato,
    valore profanato.
    Nella mia mano dall’unghia mandorlata,
    ferrea e temibile nell’atto decisivo,
    di velluto guantata nella carezza serale
    su lanuginosi sonni bambini.
    Nella mia destrezza a ammainar la vela
    nel fiutar bufera in familiari oceani,
    nel mio spegnermi in mattini assolati
    e nel mio rinascere in pomeriggi impolverati.


    Sono, padre mio,
    somiglianza riflettente di te
    in giorni cangianti
    sfogliati sulla soglia di reincontro
    senza fine.


    Marina Pratici
    "...Comme on n’a pas le choix il nous reste le cœur"

  8. #7
    Master Member L'avatar di daniela
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    Straordinarie queste poesie! Che meraviglia di versi, che intensità...
    Brava Claire per l'ottima scelta!
    A ciascuno e' affidato il compito di vegliare sulla solitudine dell'altro.

  9. #8
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    Smile A mio padre, in sogno

    Sorridi un poco e te vai pensoso.
    E ad un tratto con lacrime mi chiedo
    quanto tempo è che al petto non ti stringo
    non afferro da amico quelle braccia.
    La memoria ha insensibili naufragi.
    Scolora come il cielo di settembre
    sotto il vento si popola di nubi.
    Te ne vai. Quante cose all'improvviso
    mi ritrovo da dirti... E resto muto.
    Ma perché nell'istante che mi volto
    non sei più là? Ci sono tante cose
    da dirsi... Ed io ti chiamo ancora, e credo
    che non può certo, questo, essere sogno.

    Alessandro Parronchi

    " Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica..."
    M.Medeiros

  10. #9
    Master Member L'avatar di Rosy
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    Smile A mia madre lavandaia

    Teneva tra le mani una scodella.
    La rivedo così, una domenica sera.
    Sorrideva in silenzio, esitando
    un po' nella penombra.

    Portava a casa la sua cena
    guadagnata sotto i padroni
    e a letto, più tardi, io pensavo
    che quelli ne mangiavano pentole piene.

    Mia madre era gracile e morì giovane:
    le lavandaie muoiono presto,
    le gambe tremano sotto i carichi
    e la testa fa male dallo stirare.

    Dense nuvole di vapore,
    montagne di biancheria sporca
    e per cambiare aria
    il solaio.

    La rivedo mia madre, piegata sul ferro da stiro.
    il suo esile corpo, sempre più sottile,
    fu spezzato dal capitale.
    Pensateci, o proletari!

    A furia di lavare s'era fatta curva
    e io non sapevo che ancora fosse giovane.
    Sognava d'avere un grembiule pulito
    e che il postino le dicesse buon giorno.

    Attila Jòzsef

    " Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica..."
    M.Medeiros

  11. #10
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    E ora che sei nel tempo assoluto,
    disperdi il mio orologio
    e nevica forte
    anche sulle lunghe ore d'estate.

    Fatti acqua per la mia sete
    e accarezzami i capelli
    prima di dormire.

    Ora che puoi,
    respira senza lottare
    in questo bilancio
    troppo peso per le mie mani.

    Ora che sei, ora che sai,
    che vedi senza guardare,
    imparami di nuovo
    nei lunghi silenzi di figlia
    e fermati dove ho smarrito la virgola,
    dove nulla mente e tutto torna.

    Tutto.
    Prima o poi, torna
    come verità, dolore, bugia
    nella schiuma bianca
    che nulla disperde

    della neve o del mare.


    Beatrice Niccolai
    C'è una piega in ogni cosa

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  13. #11
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    Frà, ti adoro!

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    E ora che sei nel tempo assoluto,
    disperdi il mio orologio
    e nevica forte
    anche sulle lunghe ore d'estate.

    Fatti acqua per la mia sete
    e accarezzami i capelli
    prima di dormire.

    Ora che puoi,
    respira senza lottare
    in questo bilancio
    troppo peso per le mie mani.

    Ora che sei, ora che sai,
    che vedi senza guardare,
    imparami di nuovo
    nei lunghi silenzi di figlia
    e fermati dove ho smarrito la virgola,
    dove nulla mente e tutto torna.

    Tutto.
    Prima o poi, torna
    come verità, dolore, bugia
    nella schiuma bianca
    che nulla disperde

    della neve o del mare.


    Beatrice Niccolai
    Bisogna essere leggeri come un uccello, non come una piuma. Paul Valery

  14. #12
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    Notte d'inverno


    Sul paesino bianco bianco
    scende la notte scura scura:
    ma il cuor piccino non ha paura
    anzi è preso da un dolce incanto.
    Il bambino ha la sua mamma,
    che gli fa nido con le. braccia,
    che se lo stringe guancia guancia
    e gli canta la ninna nanna.

    Diego Valeri

    Bisogna essere leggeri come un uccello, non come una piuma. Paul Valery

  15. #13
    Master Member L'avatar di Rosy
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    E ora che sei nel tempo assoluto,
    disperdi il mio orologio
    e nevica forte
    anche sulle lunghe ore d'estate.

    Fatti acqua per la mia sete
    e accarezzami i capelli
    prima di dormire.

    Ora che puoi,
    respira senza lottare
    in questo bilancio
    troppo peso per le mie mani.

    Ora che sei, ora che sai,
    che vedi senza guardare,
    imparami di nuovo
    nei lunghi silenzi di figlia
    e fermati dove ho smarrito la virgola,
    dove nulla mente e tutto torna.

    Tutto.
    Prima o poi, torna
    come verità, dolore, bugia
    nella schiuma bianca
    che nulla disperde

    della neve o del mare.


    Beatrice Niccolai
    Questa è struggente, Fra... e mi fa tornare vivo più che mai il ricordo di mio padre,che ho perduto da tanti anni ormai... e mi fa salire un nodo in gola.
    Grazie
    Rosy
    " Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica..."
    M.Medeiros

  16. #14
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    Smile A mio padre

    L'uomo che torna solo
    a tarda sera dalla vigna
    scuote le rape nella vasca
    sbuca dal viottolo con la paglia
    macchiata di verderame.
    L'uomo che porta così fresco
    terriccio sulle scarpe, odore
    di fresca sera nei vestiti
    si ferma a una fonte, parla
    con l'ortolano che sradica i finocchi.
    E' un uomo, un piccolo uomo
    ch'io guardo di lontano.
    E' un punto vivo all'orizzonte.
    Forse la sua pupilla
    si accende questa sera
    accanto alla peschiera
    dove si asciuga la fronte.

    LEONARDO SINISGALLI

    " Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica..."
    M.Medeiros

  17. #15
    Senior Member L'avatar di Andrea
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    Fotografia di mio padre a ventidue anni

    Ottobre. In questa cucina umida ed estranea
    studio il giovane viso imbarazzato di mio padre.
    Con un sorriso mansueto, tiene in mano un filo
    di persici gialli e spinosi, nell’altra
    una bottiglia di birra Carlsbad.

    In jeans e maglietta, si appoggia
    al paraurti di una Ford del 1934.
    Vorrebbe apparire cordiale e sincero ai posteri,
    porta il suo vecchio cappello alzato sull’orecchio.
    Per tutta la vita mio padre ha cercato di essere spavaldo.

    Ma gli occhi lo tradiscono, e le mani
    il filo mollemente offerto dei pesci morti
    la bottiglia di birra. Padre, ti voglio bene,
    ma come faccio a dirti grazie, io che, come te, non reggo l’alcool,
    e non conosco neppure i posti dove pescare.

    Raymond Carver
    L’amore è la voce dietro tutti i silenzi, la speranza che non ha il contrario in un timore.

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