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Discussione: Il mio quadro preferito

          
  1. #46
    Administrator L'avatar di DarkCoffee
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    Lo so, non è un quadro, ma è troppo significativo secondo me.
    The creatures outside looked from pig to man, and from man to pig, and from pig to man again: but already it was impossible to say which was which.

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  3. #47
    Master Member L'avatar di daniela
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    Quote Originariamente inviato da DarkCoffee Visualizza il messaggio
    Lo so, non è un quadro, ma è troppo significativo secondo me.

    Molto inquietante! Rende bene l'idea "Il sonno della ragione genera mostri".
    A ciascuno e' affidato il compito di vegliare sulla solitudine dell'altro.

  4. #48
    Moderator L'avatar di Rupert
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    The Singing Butler

    Nome:   Vettriano,_Singing_Butler.jpg
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    The Singing Butler, Jack Vettriano, 1992.
    "non vitae sed scholae discimus" (Seneca, Epistulae morales ad Lucilium, 106, 12)

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  6. #49
    Moderator L'avatar di Rupert
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    Alberto Burri, Sacco e rosso

    Nome:   315b1.jpg
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    Alberto Burri
    , Sacco e rosso, 1954.
    "non vitae sed scholae discimus" (Seneca, Epistulae morales ad Lucilium, 106, 12)

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  8. #50
    Moderator L'avatar di kaipirissima
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    Sacco e rosso si trova alla Tate Modern, Londra.
    ci sono stata settembre scorso, il quadro non l'ho visto, tutta la Tate per me è stata un viaggio nell'inconorensibile, un po' come quando si visita la Biennale, devo esserci passata senza che nulla mi colpisse, o forse mi è sfuggita, chissà. Della Tate, a parte quello che appartiene ormai alla cultura di massa, tipo Boccioni e i 20 cent. , mi è rimasto impresso un uccello dorato di un artista che mi pare avesse un nome dell'Est. L'avevo visto sulla copertina di un manuale di arte e me lo aspettavo enorme come appariva nel libro, invece... Era normale, però vederlo "esistere" ha sfiorato qualcosa dentro di me.
    .

  9. #51
    Logopedista nei sogni L'avatar di Estella
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    Nome:   Ritratto di Dedie.jpg
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    Ritratto di Dedie (Odette Hayden), realizzato nel 1918 da Amedeo Modigliani, olio su tela – 92 x 60 cm, conservato a Parigi (Musée National d'Art Moderne, Centre Georges Pompidou).

    Eseguito nel 1918, anno in cui Modigliani realizza, tra Parigi e Nizza, una sessantina di ritratti, il "Ritratto di Dedie" si colloca nel solco di una formula figurativa rinnovata a partire da una serie di tre rappresentazioni di Jeanne Hebuterne.
    La verticalità della posa, ormai sistematica, è addolcita da una disposizione "ingresiana" della modella, voltata di tre quarti, con i gomiti appoggiati a una sedia per dare risalto alla linea arrotondata delle spalle.
    Il motivo malinconico della testa inclinata, che diventerà uno stereotipo della stilizzazione di Modigliani, segnatamente attraverso la serie di ritratti di Lunia Czechowska, conferisce una soavità leggermente affettata a questa figura elegante, il cui manierismo è neutralizzato dall’austerità del semplice abito nero “a la Manet” che indossa, un nero che incupisce la composizione e accentua la tristezza del viso.
    "Questa tristezza che pervade i volti di Modigliani dà a tutti loro un’indicibile qualità patetica" (Christian Zervos). Sono noti altri due ritratti raffiguranti Odette Hayden, detta Dedie, prima moglie del pittore cubista Henry Hayden (1883-1970): il primo, eseguito nel 1917 è appartenuto a Paul Guillaume, l’agente di Modigliani nel 1914; il secondo, intitolato "Donna seduta" è datato 1919.

    A me questo dipinto piace molto per la sua essenzialità, per la sua malinconia, per la sua dolce sensualità.


    Non avere mai paura di essere un papavero in un campo di giunchiglie.


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