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Geralt di Rivia è uno strigo (witcher, appunto) e uccide mostri per professione. A causa della loro origine – essi sono uomini che, selezionati da bambini, subiscono un particolare addestramento e una serie di mutazioni che permettono loro di affinare i sensi ed eccellere nel combattimento – gli strighi non godono di una buona reputazione fra gli umani, i quali – nonostante sappiano di avere bisogno del loro aiuto – li considerano al pari dei mostri che essi combattono, e forse proprio a causa dei numerosi pregiudizi che li vedono come insensibili, disumani e del tutto incapaci di provare emozioni, tendono a legarsi il meno possibile e a vivere la propria vita in solitudine. - dal web

Per 5 settimane mi ha fatto compagnia la saga di The Witcher.
Il desiderio di leggerlo è nato solo dopo aver visto le prime due stagioni della serie tv e, con rammarico, ho scoperto che c'erano molte discrepanze rispetto a quello che ha scritto Sapkowski!

Comunque sia, la saga è piuttosto avvincente tanto da avermi spronato ad un ritmo di lettura piuttosto sostenuto, anche se il numero elevato di personaggi che entrano continuamente in scena, con nomi complessi, composti e, a volte, impronunciabili, ha messo a dura prova la mia capacità di memoria.

Una particolarità che ho colto è che il primo e l'ottavo volume sembrano avere storie a sè, soprattutto l'ultimo dove compaiono, ovviamente, gli stessi personaggi della saga, ma non ho capito con quale scopo sia stato scritto, forse solo per allungare una pubblicazione che stava riscuotendo grande successo.

Da amante del fantasy non posso dire sia una dei più belli, di questo genere, che abbia letto, ma mi ha piacevolmente conquistata.