Nome:   unnamed.jpg
Visite:  9
Grandezza:  19.5 KB

Ambientato nei territori bagnati dal maestoso Mississipi, il romanzo racconta la fuga dello schiavo Jim: saputo che presto verrà venduto ad un altro proprietario e, quindi, separato da moglie e figlia, decide di allontanarsi e ideare un piano per riunirsi alla sua famiglia. A lui si affianca l'amico Huckleberry Finn che, fingendosi morto, decide di scappare da un padre violento.

I famosi personaggi nati dalla penna di Mark Twain sono i protagonisti di questa drammatica e rocambolesca avventura che Everett narra con gli occhi di Jim. La prospettiva, quindi, ha di base una sofferenza che nasce insieme all'uomo stesso, in quanto schiavo: un marchio a fuoco che brucia nella mente, più che nel corpo già segnato dal cuoio della frusta, in quanto così radicato che il pensiero è, spesso, di rassegnazione.

Quanto grande può essere, quindi, l'amore per i propri cari da portare Jim alla decisione di fuggire, sapendo di rischiare l'impiccagione? Immenso, ovviamente, nonostante i bianchi schiavisti siano convinti che l'uomo di colore non solo sia inferiore in tutto, ma anche che senta diversamente, senta meno e non sia in grado, per natura, di provare gli stessi loro sentimenti.

Non vi è null'altro da dire, comunque, sulle piaghe del razzismo e dello schiavismo, di cui sono impregnate questo libro: sono talmente incomprensibili e inaccettabili nel mio modo di vedere che la lettura mi ha provocato molta rabbia. Emozione negativa mitigata, per fortuna, da intermezzi sarcastici e battute simpatiche che mi hanno strappato un sorriso.

Come il protagonista abbia la forza di sdrammatizzare le situazioni parlando del suo stato con tono canzonatorio e ironia è davvero spiazzante!

Leggibile, ma non lo considero un capolavoro come è stato definito.

È un mondo orribile.
I bianchi tentano di convincerci che tutto andrà a posto quando arriveremo in paradiso.
La mia domanda è, Loro saranno lì? Perché in questo caso mi sa che mi organizzo diversamente. - Pag. 168