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Scampata ad un agguato in cui perde la vita la madre, la sedicenne Luz fugge da Granada per raggiungere Palazzo Fortuny a Venezia seguendo istruzioni che, la donna, le aveva lasciato tempo prima senza motivarne il contenuto. Muta per scelta, di umili e poco istruite origini per finzione, la ragazza conoscerà un famoso stilista proprietario della residenza, la sua amata e le donne a servizio, e si troverà catapultata nell'affascinante mondo della creazione delle stoffe e dell'arte del cucito.

L'incipit di questo elegante racconto è alquanto accattivante però, poi, alcuni passaggi si fanno lenti, con dei flashback un po' troppo mimetizzati nel tempo presente, ma è indubbio che l'intrigo confezionato sia interessante.
Ambientato a inizio '900, il romanzo è un godibile incontro tra personaggi realmente esistiti, come Mariano Fortuny e la sua Henriette, e quelli di pura fantasia. Tra i primi compaiono anche nomi incredibilmente famosi, che ritengo opportuno non svelare, cosa che ho già potuto apprezzare in altre letture. Mi solletica tanto quella curiosità che mi spinge a chiedermi se davvero hanno vissuto o detto ciò che la scrittrice ci propone!

Il lettore avrà modo di assistere alla nascita del famoso delphos o, almeno, tale viene considerato questo abito, da donna, plissettato e di ispirazione greca. Io ammetto la mia ignoranza: non ne conoscevo né la storia né il nome per cui posso dire che il romanzo mi ha anche istruita, in qualche modo.

Una curiosità: in quanto amante di libro e film “La ragazza con l'orecchino di perla” mi è venuto naturale il parallelo tra questa narrazione e quella ambientata a Delft tre secoli prima. Il grande Fortuny prende il posto del maestro della luce del secolo d'oro olandese Vermeer; Luz è, senza ombra di dubbio, l'indecifrabile Griet; infine, in entrambi i casi nel piano alto della residenza viene descritta l'atelier come luogo di certosina miscela di colori e di creazione– di vestiti in un caso, di dipinti nell'altro – in cui nessuno ha accesso tranne l'artista e pochi privilegiati che, neanche a dirlo, sono le ragazze protagoniste di questi due spaccati di storie imbevute di arte.

Annachiara

A volte il destino sembra inestricabile, anche se segue un disegno prestabilito – come quello che tessono la trama e l'ordito. Però può succedere che il tessuto si fletta, mettendo in contatto due lembi di stoffa che non avrebbero mai dovuto toccarsi.
E siccome una piega di solito non è mai sola, l'effetto si espande in un succedersi di plissé che inducono a movimenti imprevisti e nuovi incontri. Provocando la danza dagli esiti incerti che qualcuno chiamerebbe libertà. - Pag. 227
Quanto è delicato, vero e romantico questo passaggio...