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Discussione: Molto mossi gli altri mari - Francesco Longo

          
  1. #1
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    Molto mossi gli altri mari - Francesco Longo



    Il romanzo si apre sulla terrazza di una spiaggia di Santa Virginia, una località di mare a poco più di un’ora da Roma che assomiglia molto a San Felice Circeo.
    È l’ultimo giorno di agosto: Michele, il narratore, che sul promontorio vive tutto l’anno, e Silvia, la sua amica romana di una vita, stanno aspettando che la promessa fatta dai bollettini meteo di una «mareggiata epica» si avveri.
    È la loro ultima possibilità di rivedere gli amici di ogni estate, di tutta la loro ormai lontana adolescenza: Guido, il Cicogna, Margherita, Valentina, ma soprattutto Micol.
    È Silvia ad annunciare il suo arrivo a Michele, dondolandosi a piedi nudi sulla sedia, mentre parlano d’altro, disinvolta e solenne: “Oggi arriva anche Micol, credo voglia dirci che si sposa”.

    Dal web

    Mi ha catturato dalle prime pagine questo libro, pieno di suggestioni letterarie come “ Il giardino dei Finzi Contini” e cinematografiche come “Un mercoledi da leoni”
    Michele, voce narrante,Silvia, Micol,il Cicogna, Guido Valentina e gli altri personaggi si sono sovrapposti ai nomi dei miei amici.
    Perche’ quel tempo e’ stato di tutti/e … il tempo dell’adolescenza che sembra eterno , il tempo dei desideri e dell’amore, e anche delle tristezze, con i momenti che abbiamo goduto e magari sottovalutato .
    Attenzione non siamo alle situazioni tipo “Sapore di mare” dei Vanzina…si, ci sono i riti estivi come le corse in bicicletta i bagni notturni con i falo’ sulla spiaggia e le partite a ping pong…ma la storia e’ piu’ amara che dolce…
    e l’atmosfera piuttosto cupa. I luoghi e la natura sono ben caratterizzati. La scrittura e' fluida, evocativa, a volte anche troppo.
    Una storia di emozioni, pervasa di nostalgia ,raccontata tramite flashback, con il mare grande protagonista.
    L’attesa della tempesta perfetta finale suona un po’ come una resa dei conti con la giovinezza e le sue utopie.
    Lo consiglio…tra l’altro perfetto per fine estate.
    Piccolo ot : Sulla scia del film “Point Break” anche a noi prese una cotta per il surf che duro’ forse tre anni… ( ma senza rapine)


    Francesco Longo ha scritto un romanzo breve che ha il respiro largo di un classico.
    Ci convoca in quello spazio speciale in cui tutti, ogni anno, siamo stati eterni per tre mesi – da giugno a settembre – quando l’estate finalmente spalancava le porte ai desideri andati in letargo per tutto l’inverno.

    Alessandro Piperno


    Io li odio i nazisti dell'Illinois...

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  3. #2
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    Ricordo che un pomeriggio di aprile stavo ascoltando Fahrenheit su rairadio3 e beccai casualmente proprio l'intervista in diretta a Francesco Longo che parlava di questo libro, fu molto interessante ascoltarlo parlare, se non ricordo male diceva che in parte era autobiografico.
    Sul sito c'è la sua intervista per chi volesse ascoltarla.
    Il titolo del libro mi piace molto, come a voler sottolineare che mentre la vita degli altri scorre e si sviluppa nel tempo, la vita di Michele invece rimane statica.
    L'autore descriveva il protagonista come un ragazzo che da una parte vuole vivere ma dall'altra ne ha paura.
    Forse lo leggerò.
    Non avere mai paura di essere un papavero in un campo di giunchiglie.


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  5. #3
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    Mi ispira molto e lo leggerò di sicuro. Anche se nelle ragazze della mia età la parola "Circeo" non evoca certo vacanze, spiagge e divertimenti

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  7. #4
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    Una curiosità Enribello, come sei venuto a conoscenza di questo libro?
    Anche tu tramite Fahrenheit per caso?
    Non avere mai paura di essere un papavero in un campo di giunchiglie.


  8. #5
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    Ciao Estella…ho girato la domanda al mio amico Fabio che me lo ha consigliato e prestato.
    Mi ha risposto che si e’ trovato “per caso” un giorno di fine settembre a passare davanti a una libreria qui a Roma che organizza parecchi eventi ( se volete metto il link) e per curiosita’ si e’ fermato ad ascoltare l’autore…era appunto Francesco Longo che incontrava i lettori.
    Cosi una sera mi ha telefonato “Enri ho letto un romanzo breve che parla di noi”
    “Non sapevo fossimo cosi famosi… spiegati meglio”
    “Leggilo e dimmi se non ti sembriamo noi del vecchio gruppo quando estate e pure d'inverno qualche volta, ci ritrovavamo a fare surf e altro sulla spiaggia di Santa Marinella e poi ...bla bla bla.“.
    Ho seguito il suo consiglio anche perche’ lui di solito legge poca narrativa e piu’ saggi di politica/attualita'. E ho fatto bene perche' ripeto, a me e' piaciuto.
    E poi in effetti non aveva tutti i torti …a parte il surf ci sono delle similitudini nei personaggi e nei vari episodi di amore amicizia ecc anche se, come scritto sopra,
    quel tempo e’ stato di tutti...o quasi.
    Io li odio i nazisti dell'Illinois...

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  10. #6
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    Cominciamo con il GDL. Qualcuno si vuole aggregare?

  11. #7
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    Ho cominciato la lettura di questo libro fortemente condizionata dalla splendida intervista dell'autore su rairadio3 in cui ho percepito un sottofondo malinconico, sottofondo che mi affascina sempre molto.
    Francesco Longo è molto bravo nella parte descrittiva del luogo, dei profumi, tanto che mi è sembrato di viverla la baia prima e la città poi.
    E' molto bravo nel delineare una vivida metafora tra le emozioni dei protagonisti e gli elementi della natura, c'è un vivace gioco speculare nella dinamica della storia tra l'ambiente circostante e l'animo di chi con quell'ambiente si relaziona.
    A tratti ho trovato troppi elementi ripetitivi, quasi ossessivi, ho avuto la percezione che in alcuni passaggi l'autore indugiasse su alcuni aspetti descrittivi (come l'aspetto fisico o l'abbigliamento dei personaggi) perché dovesse in qualche modo allungare il numero di pagine, questo mi ha un po' annoiato.
    Se si legge attentamente il romanzo si posso cogliere dei messaggi in bottiglia, restando in ambiente marino, e l'autore è bravo nel dare i giusti segnali.
    L'ambientazione è molto bella, vale la pena leggerlo anche solo per come descrive la baia.
    Non avere mai paura di essere un papavero in un campo di giunchiglie.


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