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Discussione: Il mito (pernicioso) dell'insegnante madre-lingua

          
  1. #1
    Moderator L'avatar di Rupert
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    Il mito (pernicioso) dell'insegnante madre-lingua

    Nella scuola ticinese, gli allievi devono sciropparsi una quantità piuttosto cospicua di lingue da studiare e sulle quali farsi valutare. Per alcuni (pochi) è una manna, per altri è invece una maledizione. Comunque sia è il necessario destino delle minoranze linguistiche e su questo non ci piove. D'altronde nessuno ha alcunché da ridire su questo.

    Il fatto è che dovendo imparare molte lingue, il peso degli insegnanti di lingua sul successo scolastico è decisamente rilevante.

    È dappertutto ancora vivace il mito secondo cui per imparare bene una lingua è necessario avvalersi dell'insegnamento di un daocente madre-lingua. Trovo che sia un errore madornale. Un docente universitario di letteratura deve essere di lingua madre o almeno indistinguibile da uno lingua-madre, ma non è (solo) la lingua che si insegna in un corso di letteratura. Un docente di scuola media o media superiore, secondo me, deve invece aver bene in mente quale sia la difficoltà legata all'apprendimento di una lingua. Un docente madre-lingua potrebbe non aver mai fatto lo sforzo di imparare una lingua diversa dalla sua e magari non conposce neppure decentemente la lingua dei suoi allievi. In questo caso l'insegnante si trova nella ridicola e diffusissima situazione di non percepire una possibile difficoltà e di non essere in grado di spiegare un meccanismo linguistico o una sfumatura lessicale.
    Ergo un insegnante lingua madre può essere un insegnante efficace solo e solo se ha fatto lo sforzo di imparare in modo approfondito almeno una lingua diversa dalla sua, possibilmente quella dei suoi allievi.

    Questa riflessione mi sorge dal fatto che attualmente nella scuola in cui insegno c'è una collega che proprio fa fatica a farsi capire dagli allievi e non solo per modivi squisitamente didattici. La sua lingua la sa bene. È lingua-madre, appunto. ma i risultati sono pessimi.
    "non vitae sed scholae discimus" (Seneca, Epistulae morales ad Lucilium, 106, 12)

  2. #2
    Moderator L'avatar di Rupert
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    un nota bene

    Rileggendo le mie affermazioni di qualche tempo fa, ho constatato che manca una precisazione importante sul tipo di formazione del docente di lingua.

    Sembra banale, ma per l'insegnamento di una lingua sarebbe necessaria una solida preparazione linguistica. Sarebbe, infatti. E non è affatto una banalità, perché la grandissima maggioranza degli studenti di letteratura, tende, guarda caso, a studiare proprio questo: letteratura. La linguistica non fa necessariamente parte del curricolo di studio e talvolta (troppo spesso, sarei tentato di dire) neppure una vera e propria preparazione sintattica e grammaticale della lingua di cui si studia la letteratura. Con orrore ho scoperto che in alcune Università italiane si può studiare letteratura francese o tedesca (cito queste perché di queste ho prove certe), dando gli esami in italiano e scrivendo anche la tesi in italiano.
    se le cose stanno così, chiaramente è meglio avere un docente madre lingua. Magari è una scarpa didatticamente, ma almeno la lingua la sa... Ma qui si parla del "meno peggio". Non di un'istituzione funzionante.

    Quindi ancora una volta, tanto per cambiare, il vero problema è la qualità della formazione.
    "non vitae sed scholae discimus" (Seneca, Epistulae morales ad Lucilium, 106, 12)

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