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Discussione: Il lungo addio...

          
  1. #121
    Grandi speranze L'avatar di Estella
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    Funerale senza tristezza

    Questo non è esser morti,
    questo è tornare
    al paese, alla culla:
    chiaro è il giorno
    come il sorriso di una madre
    che aspettava.
    Campi brinati, alberi d’argento, crisantemi
    biondi: le bimbe
    vestite di bianco,
    col velo color della brina,
    la voce colore dell’acqua
    ancora viva
    fra terrose prode.
    Le fiammelle dei ceri, naufragate
    nello splendore del mattino,
    dicono quel che sia
    questo vanire
    delle terrene cose
    – dolce –,
    questo tornare degli umani,
    per aerei ponti
    di cielo,
    per candide creste di monti
    sognati,
    all’altra riva, ai prati
    del sole.

    Antonia Pozzi - 3 dicembre 1934
    La nostalgia mi ruba i colori della vita. (Cristina Campo)


  2. #122
    Senior Member L'avatar di Enribello
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    Lei non capisce perché
    la sua anima piange per un uomo
    che neppure conosce.
    Cerca quella minima brezza
    che offra un’insperata
    resurrezione
    davanti alla tomba senza nome.

    María Laura Decésare



    Io li odio i nazisti dell'Illinois...

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  4. #123
    Master Member L'avatar di daniela
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    Elogio all'ombra

    La vecchiaia (è questo il nome che gli altri le danno)
    può essere il tempo della nostra felicità.
    L’animale è morto o è quasi morto.
    Rimangono l’uomo e la sua anima.
    Vivo tra forme luminose e vaghe
    che non sono ancora le tenebre.
    Buenos Aires,
    che prima si lacerava in suburbi
    verso la pianura incessante,
    è diventata di nuovo la Recoleta, il Retiro,
    le sfocate case dell’Once
    e le precarie e vecchie case
    che chiamiamo ancora il Sur.
    Nella mia vita sono sempre state troppe le cose;
    Democrito di Abdera si strappò gli occhi per pensare;
    il tempo è stato il mio Democrito.
    Questa penombra è lenta e non fa male;
    scorre per un mite pendio
    e assomiglia all’eternità.
    I miei amici non hanno volto,
    le donne sono quel che erano molti anni fa,
    gli incroci delle strade potrebbero essere altri,
    non ci sono lettere sulle pagine dei libri.
    Tutto questo dovrebbe intimorirmi,
    ma è una dolcezza, un ritorno.
    Delle generazioni di testi che ci sono sulla terra
    ne avrò letti solo alcuni,
    quelli che continuo a leggere nella memoria,
    a leggere e a trasformare.
    Dal Sud, dall’Est, dall’Ovest, dal Nord,
    convergono i cammini che mi hanno portato
    nel mio segreto centro.
    Quei cammini furono echi e passi,
    donne, uomini, agonie, resurrezioni,
    giorni e notti,
    dormiveglia e sogni,
    ogni infimo istante dello ieri
    e di tutti gli ieri del mondo,
    la ferma spada del danese e la luna del persiano,
    gli atti dei morti, il condiviso amore, le parole,
    Emerson e la neve e tante cose.
    Adesso posso dimenticarle. Arrivo al mio centro,
    alla mia algebra, alla mia chiave,
    al mio specchio.
    Presto saprò chi sono.

    Jorge Luis Borges
    A ciascuno e' affidato il compito di vegliare sulla solitudine dell'altro.

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