"In una piccola fattoria in Normandia, mentre Hitler prende potere in Germania, il giovane Ludo vive con lo zio Ambrose, un eccentrico postino che costruisce aquiloni meravigliosi, noti in tutto il mondo. L’esistenza tranquilla di Ludo cambia il giorno in cui incontra Lila, una ragazza appartenente all’aristocrazia polacca che vive nella proprietà accanto. E’ sufficiente uno sguardo e Ludo si innamora immediatamente e per sempre; Lila, invece, rimane sfuggente. Ludo cerca di diventare un degno partito per la fanciulla e, grazie alla sua memoria eccezionale e a uno spiccato talento per l’aritmetica, diventa segretario del padre di Lila, il conte Stas Bronicki, proprio nei drammatici giorni in cui l’Europa scende in guerra. Dopo l’invasione della Polonia da parte della Germania, Lila e la sua famiglia scompaiono, e Ludo si unisce alla Resistenza per salvare il suo villaggio dai nazisti, proteggere i suoi cari e ritrovare il suo amore.

"Certe volte l'immaginazione ti fa proprio degli scherzi da prete. Questo vale per le donne, per le idee e per il tuo paese. Ami un'idea, ti sembra la più bella di tutte e poi, quando si materializza, non le somiglia affatto o addirittura diventa una vera stronzata. Oppure ami talmente il tuo paese che alla fine non lo sopporti più, perché non è mai quello giusto». Si fece una risata. «E così della propria vita, delle proprie idee e dei propri sogni si fanno... degli aquiloni»

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Un inno alla follia idealista ricco di metafore, un’opera toccante e di rara delicatezza poetica. Le idee, le passioni e gli ideali in cui crediamo sono la nostra unica ancora di salvezza quando il male ci circonda, quando la speranza sembra averci abbandonato.
L'intreccio è appassionante, in alcuni punti commovente; le vicissitudini belliche restano sullo sfondo, l'autore preferisce soffermarsi sui piccoli o grandi gesti di amicizia, di lealtà e di solidarietà che inaspettatamente uniscono gli uomini anche quando la Storia li schiera su fronti contrapposti.

Gli aquiloni di Romain Gary, ambientato in Normandia, viene pubblicato nel 1980, nell’anno del suicidio dell’autore. Ebreo lituano, profugo, eroe di guerra, scrittore di successo, diplomatico, regista, beffardo fustigatore dei salotti letterari, Gary è uno dei più originali e interessanti romanzieri francesi del Novecento, unico scrittore a ottenere due volte il Premio Goncourt.
Si stenta a credere che Gary abbia potuto compiere, pochi mesi dopo la pubblicazione di questo libro, il gesto estremo.

Mi ha colpito molto quando afferma che il disumano fa parte dell'umano: "I nazisti erano umani. E ciò che di umano c'era in loro era la loro disumanità."
"E se il nazismo non fosse una mostruosità disumana? Se fosse umano? Se fosse una confessione, una verità nascosta, rimossa, camuffata, negata, acquattata in fondo a noi stessi, ma che finisce sempre per tornar fuori?"

“La sua faccia mi parve familiare e sulle prime credetti di conoscerlo, ma subito capii che ad essermi familiare era l'espressione di sofferenza (…). Tedeschi o francesi, in quei momenti siamo intercambiabili”.


Altre frasi che mi hanno colpito:

"Per la speranza bisogna essere in due. Tutte le leggi dei grandi numeri cominciano con questa certezza."

“C’è sempre la vecchia espressione “si vive di speranza”, ma comincio a credere che sia soprattutto la speranza a vivere in noi.”.

“Cercavo qualcosa da dire, perché bisogna sempre ricorrere alle parole per impedire al silenzio di parlare troppo forte.”

"La comicità ha una grande virtù: è un posto sicuro in cui ciò che è serio può rifugiarsi e sopravvivere."

"Il primo uomo nella storia della civiltà ad aver parlato con una voce femminile è Gesù. Lo dico e lo dimostro. Perché, insomma, qual è stato l'uomo che per primo ha predicato la carità, l'amore, la tenerezza, la dolcezza, il perdono, il rispetto per i deboli? Qual è stato il primo uomo ad aver detto fanculo - insomma, è un modo di dire - alla forza, alla durezza, alla crudeltà, ai pugni, al sangue versato?"