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Discussione: Pierluigi Cappello

          
  1. #1
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    Lightbulb Pierluigi Cappello

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    Nato a Gemona del Friuli nel 1967 e morto il 30 settembre 2017, era originario di Chiusaforte, dove ha trascorso la fanciullezza. Dopo aver compiuto gli studi superiori a Udine, ha frequentato la facoltà di Lettere presso l’Università di Trieste. Nel 1999 assieme a Ivan Crico ha ideato, e diretto per diverso tempo, La barca di Babele, una collana di poesia edita dal Circolo Culturale di Meduno, che accoglie autori noti dell’area friulana, veneta e triestina. Nel 2006 pubblica quasi tutte le raccolte delle sue poesie in Assetto di volo, a cura di Anna De Simone, con introduzione di Giovanni Tesio, presso Crocetti, Milano. Un nuovo libro di poesie, Mandate a dire all’imperatore, con postfazione di Eraldo Affinati, è stato pubblicato sempre da Crocetti, Milano 2010. Nel 2016 pubblica Stato di quiete BUR contemporanea, Rizzoli, Milano.
    Dall’età di sedici anni era costretto in una sedia a rotelle per via di un incidente che gli aveva privato l’uso delle gambe, da «più di dieci anni trascorsi in una baracca del terremoto a Tricesimo, Udine, un prefabbricato donato dall’Austria al Friuli dopo l’ecatombe del 1976. Tra scatoloni, fotografie, matite, sigarette e bottiglie veniva ogni tanto un topo a farsi una passeggiata, oppure uno scroscio di pioggia dal tetto che non teneva più», scrive Maurizio Crosetta. Usava dire: «sarei diventato poeta anche senza l’incidente, anzi di più, anche meglio». «Una vita grama – scrive Crosetta -, nessuno può campare di poesia, neppure un Premio Viareggio come Pierluigi: 700 euro al mese di pensione d’invalidità, i gettoni di qualche serata di letture, un po’ di lezioni ma poche perché il suo corpo si affaticava presto, e ogni spostamento richiedeva la mobilitazione di tanti amici».
    La nostalgia mi ruba i colori della vita. (Cristina Campo)


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  3. #2
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    Gerico

    È raro sentire cantare in strada
    molto più raro sentire fischiare
    o fischiettare
    se qualcuno lo fa
    l’aria sembra fargli spazio
    ti sembra che un refolo muova
    la flora dei tuoi pensieri
    ti metta dove prima non eri;
    ma come passa chi fischia
    la noia stende le vertebre al sole
    e tu rientri dov’eri
    dietro il douglas dei serramenti
    dentro il livore
    degli appartamenti
    al tango delle dita sul tavolo ti chiedi
    da quali trombe scosse
    scrollate le mura
    per quali brecce potremo vedere
    – fresca –
    come un sogno appena sbucciato
    la terra che calpesteremo, allegri.
    La nostalgia mi ruba i colori della vita. (Cristina Campo)


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  5. #3
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    Da lontano

    Qualche volta, piano piano, quando la notte

    si raccoglie sulle nostre fronti e si riempie di silenzio,
    e non c’è più posto per le parole
    e a poco a poco si raddensa una dolcezza intorno
    come una perla intorno al singolo grano di sabbia,
    una lettera alla volta pronunciamo un nome amato
    per comporre la sua figura; allora la notte diventa cielo
    nella nostra bocca, e il nome amato un pane caldo, spezzato.
    La nostalgia mi ruba i colori della vita. (Cristina Campo)


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  7. #4
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    Piove

    Piove, e se piovesse per sempre

    sarebbe questa tua carezza lunga
    che si ferma sul petto, le tempie;
    eccoci, luccicante sorella,
    nel cerchio del tempo buono, nell’ora
    indovinata
    stiamo noi, due sguardi versati in un corpo,
    uno stare senza dimora
    che ci fa intangibili, sottili come un sentiero
    di matita
    da me a te né dopo né dove, amore,
    nello scorrere
    quando mi dici guardami bene, guarda:
    l’albero è capovolto, la radice è nell’aria.
    La nostalgia mi ruba i colori della vita. (Cristina Campo)


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  9. #5
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    Le nove, la sera, e un poco il nero che ti sporca le mani
    è tutta la terra passata di qui
    a che ora le api vanno a dormire, pensi, ti chiedi,
    premi il cavo del palmo sull’orlo del ginocchio
    nel dirti senti come sono nuove le foglie
    da quale maniera di essere solo sono volate
    adesso guardi le cose come sono venute
    come si sono fissate, quando nella tua persona
    e appena pieghi la testa nel vuoto,
    nella domanda a che ora le api vanno a dormire
    quando sono passati il sapore di terra e le nuvole
    davanti ai miei anni, insieme.

    Pierluigi Cappello
    La nostalgia mi ruba i colori della vita. (Cristina Campo)


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