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Discussione: Antonio Manzini

          
  1. #1
    Master Member L'avatar di daniela
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    manzini... Gialli, giusto?
    ne ho sentito parlare molto bene. Come lo si affronta? È una serie?
    Antonio Manzini ha pubblicato alcuni gialli (trasmessi anche da Raidue) con protagonista il Vicequestore Rocco Schiavone, poliziotto fuori dagli schemi, burbero e cinico vicequestore romano che per punizione è stato trasferito ad Aosta, dai modi poco ortodossi e con tante conoscenze nella mala.
    Nonostante il clima valdostano si ostina a vestirsi alla cittadina, con Loden e Clarks, scarpe che puntualmente rende inservibili inzuppandole nella neve.

    La mattina, prima di cominciare a lavorare, fuma uno spinello contenuto in un apposito cassetto chiuso a chiave nella scrivania in ufficio. Questa abitudine, che lui definisce la sua "preghiera laica del mattino", gli dà immediati benefici: prima non è in grado di elaborare pensieri complessi né di effettuare alcuna attività di indagine.

    Quando incontra una persona ha l'abitudine di paragonarla a un animale, consuetudine proveniente dai molti pomeriggi della sua infanzia passati a sfogliare i volumi dell'Enciclopedia degli Animali.

    Sarebbe forse consigliabile leggere il ciclo di libri del vicequestore Rocco Schiavone in ordine temporale, che credo sia: Pista Nera, La costola di Adamo, Non è stagione, Era di maggio, 7-7-2007.
    Io in realtà li ho letti in ordine sparso, come mio solito! Ma non è stato un problema, ogni libro è conclusivo, anche se ci sono riferimenti ai precedenti.
    Sono gialli "lievi", corali. Potrei paragonarli ai gialli di Maurizio De Giovanni.

    Orfani bianchi è tutt'altro: non è un giallo, affronta il mondo delle badanti ed è un colpo al cuore. Mirta è una giovane donna moldava trapiantata a Roma in cerca di lavoro. Alle spalle si è lasciata un mondo di miseria e sofferenza, e soprattutto Ilie, il suo bambino. Un personaggio femminile di grande forza e bellezza, in lotta contro un destino spietato: il suo, che non le dà tregua, e quello delle persone che deve accudire, sole e votate alla fine. Ispirato da un’esperienza vissuta in prima persona dall’autore che – dopo aver visto Maria, originaria della Romania, prendersi cura della nonna ormai molto anziana – ha riflettuto a lungo sulle storie e le motivazioni che spingono donne, spesso anche giovani, a “rinunciare alla propria famiglia per badare a quella degli altri”.
    A ciascuno e' affidato il compito di vegliare sulla solitudine dell'altro.

  2. Thanks kaipirissima thanked for this post
  3. #2
    Master Member L'avatar di Elvira Coot
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    spingono donne, spesso anche giovani, a “rinunciare alla propria famiglia per badare a quella degli altri”.
    Se non si tratta di volontarie, sarebbe più corretto dire "rinunciare alla propria famiglia per fare il proprio lavoro"

  4. #3
    Master Member L'avatar di daniela
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    Quote Originariamente inviato da Elvira Coot Visualizza il messaggio
    Se non si tratta di volontarie, sarebbe più corretto dire "rinunciare alla propria famiglia per fare il proprio lavoro"
    Giusto, non sono certo volontarie, però il paradosso è che accudiscono le famiglie altrui, abbandonando la propria. E' come una beffa, ecco.
    A ciascuno e' affidato il compito di vegliare sulla solitudine dell'altro.

  5. #4
    Moderator L'avatar di kaipirissima
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    La pista nera. Finito questa mattina alle 2.20. E credo di aver detto tutto.

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