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Un film di Jean-Marc Vallée. Con Jake Gyllenhaal, Naomi Watts, Chris Cooper, Judah Lewis, Heather Lind.
Sceneggiatura Brian Sipe
Titolo originale Demolition.
Drammatico,100 min. -
USA 2015.


Trama:
Davis Mitchell fatica a ritrovare un equilibrio dopo la tragica morte della moglie. Quello che nasce come un banale reclamo a una società di distributori automatici si trasforma in una serie di lettere, nelle quali Davis fa delle confessioni personali inquietanti che catturano l'attenzione di Karen, responsabile del servizio clienti. E così, due perfetti sconosciuti stringono un legame molto profondo, che diventa per entrambi un'ancora di salvezza. (Coming soon)

So che vi aspettate una recensione o un commento su questo film, ma quello che più mi preme è contestare la critica. Già con Sicario (film dalla regia straordinaria) le candidature agli Oscar erano ridicole, ma anche su Demolition la critica non è da meno.
Vedo su Mymovies due stelle; tre, tirate per i capelli su Coming soon, ma scherziamo? Con questo non voglio dire che sia un film da 5 stelle come Sicario o Perfect day, ma quattro se le merita tutte. E adesso vi dico perché:

Ci sono, e se ne sono visti, molti di film che parlano di elaborazione di un lutto, il primo che mi viene in mente è Blu di Kieslowski, un altro Antichrist di Lars von Trier, di un italiano invece La stanza del figlio o il più recente Frantz, o dell'orrore Babadook, o ancora Il lato positivo ecc. insomma che il tema non sia originale non ci piove, ma come l'amore è una pagina che si riscrive continuamente.
Anche Demolition riscrive il lutto costruendo il film e il suo protagonista su un'idea semplice, una metafora.

Dice la critica di Mymovies: " Davis distrugge per poter ripartire, fa a pezzi l'involucro per raggiungerne il cuore, o il vuoto su cui ricostruire: se, a livello d'immagine, assistere alle mazzate che Jake Gyllenhaal inferisce alla sua cucina deluxe non manca di essere d'impatto, l'architettura mentale è basilare, monolitica; la forza è fisica, la metafora diretta. E di per sé non sarebbe certo un limite, solo che lo diventa, come un vizio: ogni volta il canadese pare non potersi accontentare."

La prima cosa che voglio contestare e mettere in luce è la grazia sottile con cui il regista promuove un concetto semplice, "monolitico" una "metafora diretta", "basilare", la dignità (e aggiungerei la poesia) con cui si muove nel dolore, creando un'atmosfera di sofferenza soffusa, che penetra profondamente in noi.
"Forza fisica"? Io direi piuttosto un tocco di follia. Quando il protagonista si ostina a voler "aggiustare" ciò che nel mondo attorno a lui s'inceppa, mostra un comportamento compulsivo ossessivo che rasenta la follia.
Non tutto è scontato, non tutto scorre liscio, quella vena di follia è nascosta dentro ognuno di noi pronta a uscire, e quando accade, signori, certo è uno spettacolo che fa pensare.

Dice Mymovies: "Ha già messo un carico da mille, in termini di idee e di emozioni coinvolte, a metà film, quando presenta Chris e sposta il fuoco sul rapporto tra Davis e il ragazzo, mettendosi di fatto a raccontare un'altra storia. Non si avvede che i suoi film si reggono in equilibrio su telai leggeri, li appesantisce oltre misura e quelli cedono."

È vero che l'arrivo di Chris mette in secondo piano il rapporto tra David e Karen Moreno, interpretata da Naomi Watts, ma che sia chiaro è la parte più bella del film!!! (La scena dove il ragazzino balla e il dialogo al supermercato valgono tutto il film!)
Con l'arrivo del figlio problematico della donna, secondo me, è come se il regista facesse a pezzi non solo il mondo di David, ma anche quello di Karen e di Chris.
Tutti e tre sono distruttivi, tutti e tre lottano, chi per arrendersi all'amore, chi per accogliere la propria natura e chi per smettere di avere paura.
Tutti e tre i personaggi fanno parte di un disegno comune, di una visione che procede dall'autolesionismo al traguardo più ambito: essere se stessi, accogliere il dolore, l'amore, la vita!

Insomma a mio parere c'è grazia, dignità e un pizzico di follia nel raccontare ciò che da sempre ci lascia senza parole: davanti a un lutto non ci sono discorsi, davanti a situazioni che non sappiamo affrontare preferiamo tacere e quando non capiamo quali battaglie combattere per affermare la nostra individualità, lottiamo contro i mulini a vento.


Consigliato? Sì.