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Discussione: Poiesis & polis, quando la poesia si fa politica

          
  1. #31
    Master Member L'avatar di daniela
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    “Un uomo muore dentro di me”

    Un uomo muore dentro di me tutte le volte che un uomo
    muore da qualche altra parte, assassinato
    dalla paura e dall’ansia di altri uomini…
    Un uomo muore in me ogni volta che in Asia
    o sulla sponda di un fiume
    d’Africa o d’America,
    o nei parchi di una città d’Europa,
    l’arma di un uomo uccide un uomo.
    E la sua morte disfa
    tutto ciò che credevo di avere eretto
    in me su fondamenta eterne:
    la fede nei miei eroi,
    il mio gusto di stare in silenzio sotto i pini,
    l’orgoglio che io avevo di essere uomo
    ascoltando Platone narrare la morte di Socrate
    e perfino il sapore dell’acqua e perfino il chiaro
    piacere di riconoscere
    che due e due fanno quattro …
    tutto
    di nuovo s’interroga
    e pone mille domande senza risposta, nell’ora in cui l’uomo
    penetra – a mano armata –
    nella vita senza difesa di altri uomini.

    di Jaime Torres Bodet
    A ciascuno e' affidato il compito di vegliare sulla solitudine dell'altro.

  2. #32
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    “Nessuno è solo”

    In questo stesso istante
    c’è un uomo che soffre,
    un uomo torturato
    solo perché ama
    la libertà.
    Ignoro
    dove vive, che lingua
    parla, di che colore
    ha la pelle, come
    si chiama, ma
    in questo stesso istante,
    quando i tuoi occhi leggono
    la mia piccola poesia,
    quell’uomo esiste, grida,
    si può sentire il suo pianto
    di animale perseguitato
    mentre si morde le labbra
    per non denunciare
    i suoi amici. Lo senti?
    Un uomo solo
    grida ammanettato, esiste
    in qualche posto.
    Ho detto solo?
    Non senti, come me,
    il dolore del suo corpo
    ripetuto nel tuo?
    Non ti sgorga il sangue
    Sotto i colpi ciechi?

    Josè Augustin Goytisolo
    A ciascuno e' affidato il compito di vegliare sulla solitudine dell'altro.

  3. #33
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    L'intelligenza non avrà mai peso, mai
    nel giudizio di questa pubblica opinione.
    Neppure sul sangue dei lager, tu otterrai

    da uno dei milioni d'anime della nostra nazione,
    ...un giudizio netto, interamente indignato:
    irreale è ogni idea, irreale ogni passione,

    di questo popolo ormai dissociato
    da secoli, la cui soave saggezza
    gli serve a vivere, non l'ha mai liberato.

    Mostrare la mia faccia, la mia magrezza -
    alzare la mia sola puerile voce -
    non ha più senso: la viltà avvezza

    a vedere morire nel modo più atroce
    gli altri, nella più strana indifferenza.
    Io muoio, ed anche questo mi nuoce.

    Pier Paolo Pasolini
    A ciascuno e' affidato il compito di vegliare sulla solitudine dell'altro.

  4. #34
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    La Recessione


    Rivedremo calzoni coi rattoppi
    rossi tramonti sui borghi
    vuoti di macchine
    pieni di povera gente che sarà tornata da Torino o dalla Germania
    I vecchi saranno padroni dei loro muretti come poltrone di senatori
    e i bambini sapranno che la minestra è poca e che cosa significa un pezzo di pane
    E la sera sarà più nera della fine del mondo e di notte sentiremo i grilli o i tuoni
    e forse qualche giovane tra quei pochi tornati al nido tirerà fuori un mandolino
    L’aria saprà di stracci bagnati
    tutto sarà lontano
    treni e corriere passeranno ogni tanto come in un sogno
    E città grandi come mondi saranno piene di gente che va a piedi
    con i vestiti grigi
    e dentro gli occhi una domanda che non è di soldi ma è solo d’amore
    soltanto d’amore
    Le piccole fabbriche sul più bello di un prato verde
    nella curva di un fiume
    nel cuore di un vecchio bosco di querce
    crolleranno un poco per sera
    muretto per muretto
    lamiera per lamiera
    E gli antichi palazzi
    saranno come montagne di pietra
    soli e chiusi com’erano una volta
    E la sera sarà più nera della fine del mondo
    e di notte sentiremo i grilli o i tuoni
    L’aria saprà di stracci bagnati
    tutto sarà lontano
    treni e corriere passeranno
    ogni tanto come in un sogno
    E i banditi avranno il viso di una volta
    con i capelli corti sul collo
    e gli occhi di loro madre pieni del nero delle notti di luna
    e saranno armati solo di un coltello
    Lo zoccolo del cavallo toccherà la terra leggero come una farfalla
    e ricorderà ciò che è stato il silenzio il mondo
    e ciò che sarà.


    Pier Paolo Pasolini
    "...Comme on n’a pas le choix il nous reste le cœur"

  5. #35
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    LA TERRA DESOLATA


    Radici
    di alberi nel bosco
    dentro di me si muovono
    s’allargano, s’allungano
    sprofondano
    acqua cercando e sale
    per crescere verso il sole
    e resistere al vento
    alla tempesta.
    Pioggia, semi e letame
    voglia mi ridaràn di continuare
    tornando primavera?
    Qui sotto starei bene
    crescesse l’erba
    e l’arca di Noè si aprisse
    a vanessa e pantera
    e uccelli in coro.
    Eva e Adamo arrivavano appena
    a calpestarmi – solo a piedi nudi
    poi son passati al ferro, al fuoco, al fumo
    guerra, muri e miseria seminando
    bruciando bestie e piante
    maltrattandomi come una carcassa
    senza amor né dolore
    e un deserto lasciando.
    No, no – non han proprio capito
    che il tempo va a rovescio
    che senza terra non si vive più.

    Sandro Boato
    "...Comme on n’a pas le choix il nous reste le cœur"

  6. #36
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    Il tempo dilazionato

    S'avanzano giorni più duri.
    Il tempo dilazionato e revocabile
    già appare all'orizzonte.
    Presto dovrai riallacciare le scarpe
    e ricacciare i cani ai cascinali:
    le viscere dei pesci nel vento
    si sono fatte fredde.
    Brucia a stento la luce dei lupini.
    Lo sguardo tuo la nebbia esplora:
    il tempo dilazionato e revocabile
    già appare all'orizzonte.

    Laggiù l'amata ti sprofonda nella sabbia,
    che le sale ai capelli tesi al vento,
    le tronca la parola,
    le comanda di tacere,
    la trova mortale,
    e proclive all'addio
    dopo ogni amplesso.

    Non ti guardare intorno.
    Allacciati le scarpe.
    Rimanda indietro i cani.
    Getta in mare i pesci.
    Spegni i lupini!

    S'avanzano giorni più duri.

    Ingeborg Bachmann
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  7. #37
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    La parola impossibile

    Mi hanno dato il silenzio per serbare dentro di me
    la vita che non si scambia con parole.
    Me l'hanno dato per serbare dentro di me
    le voci che solo in me sono vere.
    Me lo hanno dato per serbare dentro di me
    l’impossibile parola della verità.

    Mi hanno dato il silenzio come una parola impossibile,
    nuda e chiara come il fulgore di una lama invincibile,
    per serbare dentro di me,
    per ignorare dentro di me,
    l’unica parola senza travestimento -
    la Parola che mai si proferisce.

    Adolfo Casais Monteiro
    A ciascuno e' affidato il compito di vegliare sulla solitudine dell'altro.

  8. #38
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    Lorsignori

    Han la testa sul collo,
    dicon loro. Di pollo.
    I piedi sulla terra.
    Lavoran per la pace
    preparando la guerra.
    Tengon alta la face.
    Ma, soprattutto, auspicano.
    Dio, come auspicano.
    Difendono i “valori”
    che chiamano “ideali”.
    (Son schietti, Lorsignori,
    anche se non hanno ali.)

    Giorgio Caproni
    L’amore è la voce dietro tutti i silenzi, la speranza che non ha il contrario in un timore.

  9. #39
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    Quaranta ettari e un mulo per
    BARACK HUSSEIN OBAMA




    A giovane aratore


    Dal tumulto emerge un emblema, una incisione,
    un giovane Negro all'alba, in cappello di paglia e tuta da lavoro,
    un emblema d’impossibile profezia, una folla
    divisa come un solco scavato da mulo,
    spartita per il suo presidente: un campo di cotone
    screziato come neve
    quaranta acri disteso, di folla dei prevedibili auspici
    che il giovane aratore ignora i suoi avi
    mai dimenticati per i capelli di cotone,
    mentre allineata su un lato,
    c'é una grave
    corte di gufi occhialuti e, sull'orlo sfuggente
    dello sfondo –
    uno spauracchio gesticola, calpestandolo
    con rabbia.
    Il piccolo aratro continua su questa pagina rigata
    oltre il suolo gemente, l’albero-frusta, del tornado,
    la nera vendetta,
    e il giovane aratore avverte il cambiamento nelle sue vene,
    cuore, muscoli, tendini,
    finché il terreno non rimane aperto come una bandiera, finchè
    l'infallibile luce d'aurora
    accende striature del campo
    e i solchi attendono la semina.

    Derek Walcott



    "...Comme on n’a pas le choix il nous reste le cœur"

  10. #40
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    Discorso agli ateniesi 461 a.c. Pericle

    Qui ad Atene noi facciamo così.


    Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo
    viene chiamato democrazia.

    Qui ad Atene noi facciamo così.

    Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro
    dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell'eccellenza.

    Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di
    altri,chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una
    ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento.

    Qui ad Atene noi facciamo così.

    La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non
    siamo sospettosi l'uno dell'altro e non infastidiamo mai il nostro
    prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo.
    Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia
    siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo.

    Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle
    proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici
    affari per risolvere le sue questioni private.

    Qui ad Atene noi facciamo così.

    Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato
    anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo
    proteggere coloro che ricevono offesa.

    E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che
    risiedono nell'universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è
    buon senso.

    Qui ad Atene noi facciamo così.

    Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo,
    ma inutile; e benché in pochi siano in grado di dare vita ad una
    politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla.

    Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della
    democrazia.
    Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà
    sia solo il frutto del valore.


    Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell'Ellade e che ogni
    ateniese cresce sviluppando in sé una felice versatilità, la fiducia in se stesso,
    la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la
    nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero.

    Qui ad Atene noi facciamo così.
    Bisogna essere leggeri come un uccello, non come una piuma. Paul Valery

  11. #41
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    Essere nuovi come la luce a ogni alba
    come il volo degli uccelli
    e le gocce di rugiada:
    come il volto dell’uomo
    come gli occhi dei fanciulli
    come l’acqua delle fonti:

    vedere
    la creazione emergere
    dalla notte!

    Non vi sono fatti precedenti:
    non parlate di millenni
    o di giorni o di altri millenni.

    Né creatura alcuna correrà
    il rischio di essere sazia:
    principio altro principio genera
    in vite irripetibili
    come le primavere.

    Io debbo essere un segno mai visto
    ipostasi del non visto prima,
    goccia consapevole o perla della notte,
    il lucente attimo d’Iddio
    che per me solamente
    così si riveli e comunichi.

    Unico male l’abitudine
    e la scelta tragica:
    discorrere invece che intuire.

    E la mente si popola di idoli
    e il cuore è un deserto lunare:
    solo la Meraviglia ci potrà salvare
    aprendo il varco
    verso la Sostanza.

    Allora il medesimo silenzio dell’origine
    nuovamente fascerà le cose,
    o eromperà – uguale
    evento – il canto.

    David Maria Turoldo
    A ciascuno e' affidato il compito di vegliare sulla solitudine dell'altro.

  12. #42
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    Il mondo ha un occhio solo

    Siamo in tanti a non essere invitati,
    la tavola è pronta ma noi dietro i vetri
    guardiamo gli altri ridere e star bene.
    Siamo in tanti, in troppi a guardare,
    vorremmo essere lì, siamo pronti
    a star bene e anche a pagare il conto
    alla fine, con una mano sul cuore.
    Ma chi è che ha chiuso in principio la porta
    in faccia a gente buona come noi
    così buona che non capisce nemmeno le ragioni
    che ci proibiscono di entrare e star bene.
    Questa festa non è né lunga né tranquilla ,
    il mondo ha un occhio solo, capite,
    e non si divertiranno le donne ben vestite,
    non dormiranno in pace gli uomini grassi,
    non canteranno le strade ed i bambini
    finché non entreremo anche noi
    a ridere insieme, poi a pagare il conto.

    Giovanni Arpino
    A ciascuno e' affidato il compito di vegliare sulla solitudine dell'altro.

  13. #43
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    Il periodo clandestino


    Fu un amore, amici,
    che doveva finire;
    credemmo che gli uomini fossero santi,
    i cattivi uccisi da noi,
    credemmo diventasse tutta festa e perdono,
    le piante stormissero fanfare di verde,
    la morte premio che brilla
    come sul petto del bambino
    la medaglia alle scuole elementari.
    Con pena, con lunga ritrosia,
    ci ricredemmo.
    Rimane in noi il giglio di quell'amore.


    Mario Tobino
    A ciascuno e' affidato il compito di vegliare sulla solitudine dell'altro.

  14. #44
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    Il mio Maggio


    A tutti,
    a quanti, spossati dalle macchine,
    si sono riversati per le strade,
    a tutti,
    alle schiene sfinite dalla terra
    e che invocano una festa,
    il primo maggio!
    Al primo fra tutti i maggi
    andiamo incontro, compagni,
    con la voce affratellata nel canto.
    E' mio il mondo con le sue primavere.
    Sciogliti in sole, neve!
    Io sono operaio,
    è mio questo maggio!
    Io sono contadino,
    questo maggio è mio!


    A tutti
    A quelli che, scatenata l'ira delle trincee,
    si sono appostati in agguati omicidi,
    a tutti,
    a quelli che dalle corazzate
    sui fratelli
    hanno puntato le torri coi cannoni,
    il primo maggio!
    Al primo fra tutti i maggi
    andiamo incontro,
    allacciando le mani disgiunte dalla guerra.
    Taci, ululato del fucile!
    Chètati, abbaiare della mitragliatrice!
    Sono marinaio,
    è mio questo maggio!
    Sono soldato,
    questo maggio è mio!


    A tutte
    le case,
    le piazze
    le strade,
    strette dall'inverno di ghiaccio,
    a tutte
    le fameliche
    steppe,
    alle foreste,
    alle messi,
    il primo maggio!
    Salutate
    il primo fra tutti i maggi
    con una piena
    di fertilità, di primavere,
    di uomini!
    Verde dei campi, canta!
    Urlo delle sirene, innalzati!
    Sono il ferro,
    è mio questo maggio!
    Sono la terra,
    questo maggio è mio!


    Majakovskij
    L’amore è la voce dietro tutti i silenzi, la speranza che non ha il contrario in un timore.

  15. #45
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    L’ allargamento dell’Unione Europea

    Ci sono caprioli che percorrono di notte
    i sentieri jugoslavi di pattuglia
    per evitare i rovi
    come acrobati sul ciglio del confine
    voi dite “non esiste più il confine”
    ma io lo vedo ancora
    è una traccia senza erba fra le spine
    sono i cippi conficcati nella terra
    perché fra tutti gli animali
    l’uomo è il solo
    che segna il territorio con le pietre.

    Francesco Tomada
    Bisogna essere leggeri come un uccello, non come una piuma. Paul Valery

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