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Discussione: L'arte che amiamo

          
  1. #61
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    Leonard e Salai (Benjamin Lacombe).

    Nato a Milano all’incirca nel 1480, Giacomo Caprotti detto il Salaì (il diavolo) è stato un pittore italiano, allievo prediletto di Leonardo da Vinci. Forse giovane amante, forse solo allievo, venne spesso usato come modello, rappresentando il suo volto androgino probabilmente anche in soggetti femminili. La storia della relazione tra Leonardo e il Salai è stata scelta come soggetto dagli illustratori francesi Benjamin Lacombe e Paul Echegoyen che ne hanno fatto un fumetto, uscito nelle librerie francesi il 26 marzo 2014.
    La nostalgia mi ruba i colori della vita. (Cristina Campo)


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  3. #62
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    Didier Lourenco è nato a Premia de Mar, vicino a Barcellona, ​​in Spagna, nel 1968. Ha iniziato a lavorare nello studio di stampa di suo padre imparando l'arte della litografia nel 1987.
    Trovo i suoi dipinti meravigliosi nella semplicità della descrizione di scene di vita quotidiana, l'uso dei colori è raffinato, la donna dipinta ha forme femminili morbide, eleganti e sensuali.

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    La nostalgia mi ruba i colori della vita. (Cristina Campo)


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  5. #63
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    L'amore che passa da una finestra, rivolto ad una persona, che magari nemmeno sa che esistiamo: che non immagina nemmeno quanto siamo in attesa di un suo cenno...

    Parole e disegni di Claudia Grimaldi, illustratrice.
    La nostalgia mi ruba i colori della vita. (Cristina Campo)


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  7. #64
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    Ebbe reazioni sdegnose questo quadro quando fu presentato , nel 1893, e possiamo immaginare perche'.
    Oggi e' considerato uno dei capolavori del simbolismo. Titolo dell'opera del berlinese Franz von Stuck e' "Il peccato" ( Die sunde in origine)
    rappresentato da una donna a seno nudo dallo sguardo seducente che emerge dalle tenebre, con un serpente simbolo del male sulle spalle. Forse una reinterpretazione della Eva della Genesi, artefice di tentazioni.
    In alto a destra la firma dell'autore.
    Molto importante la cornice dorata che sembra innalzare l'opera. Il dipinto , olio su tela, e' conservato alla Neue Pinakothek di Monaco

    Io li odio i nazisti dell'Illinois...

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  9. #65
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    L'illustratrice russa Nina Friday disegna l'attrice Louise Brooks.
    La nostalgia mi ruba i colori della vita. (Cristina Campo)


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  11. #66
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    Le Ninfe e il Satiro di William-Adolphe Bouguereau (1873).
    Mi piacciono molto i dipinti che si rifanno a figure mitologiche, questo in particolare mi colpisce perché sembra in movimento, esprime dinamicità.
    Sono quindi andata a cercare il significato di questo dipinto.

    Nei pressi di un laghetto ombroso ed appartato, un gruppo di ninfe ha appena catturato un satiro che, presumibilmente, le stava osservando di nascosto. Tre di esse stanno cercando di spingerlo verso l’acqua, mentre la quarta lancia un cenno alle compagne che stanno al di fuori della scena invitandole ad unirsi a loro. Nel frattempo, schizzato e con uno degli zoccoli già immerso, il satiro tenta di resistere. William Bougeureau creò un ambiente che esprimeva una fantasia lussureggiante, popolato da figure mitologiche idealizzate. La sua estrema perizia nella raffigurazione della figura umana, nell’uso di colori delicati e di una luce incantata, portava in vita l’anima e lo spirito dei suoi soggetti con un realismo affascinante.
    I SATIRI (Σάτυροι). – Sono figure mitologiche fra le più diffuse nella letteratura, nell’arte, nelle credenze popolari della Grecia antica; ne conosciamo bene la natura, l’aspetto, i modi di rappresentazione dalla metà del sec. V a. C. in poi; più incerti e discussi ne rimangono invece per noi l’origine e i più antichi stadî di sviluppo. Certo è che, primitivamente, essi furono figure divine a sé stanti, dovendo riguardarsi il loro collegamento con Dioniso come un fenomeno del tutto tardo e secondario, che trasformò anche la loro natura e la loro figura. Questa prima, sembra, fu quella stessa dei sileni. Nell’età ellenistica e romana, si designano col nome di satiri dei genî teriomorfi, partecipanti della natura caprina e aventi perciò corpo e membra umane, ma orecchie (e spesso anche corna) e coda caprine, orecchie cioè lunghe e appuntite, capelli arruffati, naso rincagnato. Si vedeva nei satiri la personificazione della vita della natura, così come nelle ninfe, delle quali si consideravano i corrispondenti maschili, viventi anch’essi nelle solitudini dei monti o dei boschi, cacciando, danzando e sonando la zampogna, il flauto o le nacchere. Erano riguardati come demoni sensuali e maliziosi, più spesso ostili che amici agli uomini, cui si credeva facessero spesso del male, assalendone gli armenti, spaventando e perseguitando le donne. Nella mitologia classica, divinità della natura. Le Ninfe erano venerate dai Greci antichi come geni femminili delle fonti, dei fiumi e dei laghi (Naiadi), delle foreste (Driadi o Amadriadi), dei monti (Oreadi); erano benigne verso i mortali, di cui non disdegnavano l’amore. Dai Romani le Ninfe furono identificate con divinità indigene dell’acqua e delle sorgenti (Camene, Carmenta, Giuturna). Il culto si svolgeva all’aperto o in piccoli santuari (ninfei) I Satiri Insieme con le ninfe stesse e con le baccanti si associavano al corteo (o tiaso) di Dioniso. Incerta è l’etimologia del loro nome, che nei dialetti dorici compariva nella forma τίτυροι. Esiodo (in Strabone, X, 471) li dice discendenti dall’argolico Foroneo, del pari che le ninfe e i cureti. Altri mitografi li dissero figli di Ermete e della ninfa Iftime; si parlò di “isole dei Satiri” (Strab., X, 466), dove ai viaggiatori accadeva spesso di incontrarli. Come seguaci di Dioniso, essi diedero occasione alla creazione di quel genere drammatico noto sotto il nome di “dramma satiresco”.
    La nostalgia mi ruba i colori della vita. (Cristina Campo)


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  13. #67
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    Didier Lourenco ha riprodotto in chiave personale il dipinto sopra citato.

    Nome:   Divertimento-Bouguereau-Ninfas-y-Satiro-40-x-40-cm.jpg
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  14. #68
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    L' amore delle anime di Jean Delville (1900)

    Pittura all'uovo su tela,cm 238 x 150 esposta a Bruxelles, Musèe d' Ixelle Pittur.
    Una composizione che rappresenta in modo originale, la fusione tra uomo e donna in un amore assoluto.
    La coppia sembra librarsi in aria su un paesaggio notturno. E' trasportata da un turbine di sinuose linee, quasi di fumo azzurro, fino al cielo dominato da un grande sole dai raggi sfolgoranti.
    Non a caso Annamaria Bona lo ha scelto per la copertina del suo libro”Maddalena l’altra meta’ di Cristo” L’autrice, evidentemente vede in questa raffigurazione Maria Maddalena nelle vesti di Dea del Femminile Sacro, accanto alla sua controparte divina maschile.
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  16. #69
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    L'ISOLA DEI MORTI di Arnold Bocklin ( terza versione)

    Di questo dipinto
    che affascino' Hitler,Lenin Dali' e Freud, l'autore diceva :"Chi guarda questo quadro deve aver timore di disturbare il solenne silenzio con una parola espressa ad alta voce" .
    Ne esistono 5 versioni , la prima del 1880.


    Il quadro è stato dipinto con il deliberato intento di indurre al sogno, come pare fosse stato richiesto dalla committente di Böcklin. L'autore attraverso immagini realistiche utilizzate in chiave simbolica come le rocce, l'acqua, la barca, i cipressi, riesce a rappresentare il silenzio, l'immobilità, il vuoto, nei quali ognuno di noi può proiettare un significato soggettivo scaturente dal proprio inconscio, ciascuno a suo modo, secondo la sua personale visione della vita e della morte. Tante le interpretazioni,tra cui quella che rappresenterebbe Avalon,la figura evanescente bianca Morgana, che porta Artu' nella bara sull'isola in attesa di tornare quando il mondo ne sentira' il bisogno .
    Io li odio i nazisti dell'Illinois...

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