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Discussione: Poesia da Nobel

          
  1. #1
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    Poesia da Nobel

    Inizio con un tris di poesie del premio Nobel per la letteratura di quest'anno, Tomas Tranströmer:

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    Mattina e ingresso

    Percorre il suo cammino
    Il grande gabbiano dal dorso nero,
    Timoniere del sole.
    Sotto di lui, l’acqua.
    Adesso il mondo sonnecchia ancora
    Come nell’acqua una pietra variopinta.
    Giorno indecifrato. Giorni -
    Come caratteri aztechi!
    Musica. E io resto imprigionato
    In questo arazzo.
    Le braccia sollevate – come una figura
    D’arte rurale


    Le pietre

    Sento cadere le pietre che abbiamo gettato,
    Cristalline negli anni. Nella valle
    Volano le azioni confuse dall’attimo
    Gridando da cima a cima degli alberi, tacciono
    Nell’aria più leggera del presente, planano
    Come rondini da cima
    A cima dei monti finché
    Raggiungono l’altopiano più remoto
    Lungo la frontiera con l’aldilà.
    Là cadono
    Le nostre azioni cristalline
    Su nessun fondo,
    Tranne noi stessi.


    L'albero e il cielo

    Un albero vaga nella pioggia,
    ci passa in fretta davanti nel grigio scrosciante.
    Ha un affare da sbrigare. Prende vita dalla pioggia
    come un merlo in un frutteto.

    Appena smette di piovere l'albero si ferma.
    S'intravede dritto e fermo nelle notti chiare,
    come noi in attesa dell'istante
    in cui i fiocchi di neve si rovesciano nello spazio.
    A ciascuno e' affidato il compito di vegliare sulla solitudine dell'altro.

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  3. #2
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    Eugenio Montale, premio Nobel per la letteratura 1975.

    Nome:   200px-Eugenio_Montale.jpg
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    Ho sceso, dandoti il braccio

    Ho sceso, dandoti il braccio,
    almeno un milione di scale
    E ora che non ci sei è il vuoto
    ad ogni gradino.
    Anche così è stato breve
    il nostro lungo viaggio.
    Il mio dura tuttora,
    né più mi occorrono
    Le coincidenze, le prenotazioni,
    le trappole, gli scorni di chi crede
    che la realtà sia quella che si vede.
    Ho sceso milioni di scale
    dandoti il braccio
    Non già perché con quattr'occhi
    forse si vede di più.
    Con te le ho scese perché sapevo
    che di noi due
    Le sole vere pupille,
    sebbene tanto offuscate,
    erano le tue.

    Eugenio Montale
    A ciascuno e' affidato il compito di vegliare sulla solitudine dell'altro.

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  5. #3
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    Spesso il male di vivere

    Spesso il male di vivere ho incontrato:
    era il rivo strozzato che gorgoglia,
    era l'incartocciarsi della foglia
    riarsa, era il cavallo stramazzato.
    Bene non seppi, fuori del prodigio
    che schiude la divina indifferenza:
    era la statua nella sonnolenza
    del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato.

    Eugenio Montale
    A ciascuno e' affidato il compito di vegliare sulla solitudine dell'altro.

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  7. #4
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    Meriggiare pallido e assorto

    Meriggiare pallido e assorto
    presso un rovente muro d’orto,
    ascoltare tra i pruni e gli sterpi
    schiocchi di merli, frusci di serpi.

    Nelle crepe del suolo o su la veccia
    spiar le file di rosse formiche
    ch’ora si rompono ed ora s’intrecciano
    a sommo di minuscole biche.

    Osservare tra frondi il palpitare
    lontano di scaglie di mare
    m entre si levano tremuli scricchi
    di cicale dai calvi picchi.

    E andando nel sole che abbaglia
    sentire con triste meraviglia
    com’è tutta la vita e il suo travaglio
    in questo seguitare una muraglia
    che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.

    Montale
    A ciascuno e' affidato il compito di vegliare sulla solitudine dell'altro.

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  9. #5
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    Wislawa Szymborska - premio Nobel per la letteratura 1996


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    Scrivere un curriculum

    Che cos'e' necessario?
    E' necessario scrivere una domanda,
    e alla domanda allegare il curriculum.
    A prescindere da quanto si e' vissuto
    e' bene che il curriculum sia breve.
    E' d'obbligo concisione e selezione dei fatti.
    Cambiare paesaggi in indirizzi
    e malcerti ricordi in date fisse.
    Di tutti gli amori basta quello coniugale,
    e dei bambini solo quelli nati.
    Conta di piu' chi ti conosce di chi conosci tu.
    I viaggi solo se all'estero.
    L'appartenenza a un che, ma senza perche'.
    Onorificenze senza motivazione.
    Scrivi come se non parlassi mai con te stesso
    e ti evitassi.
    Sorvola su cani, gatti e uccelli,
    cianfrusaglie del passato, amici e sogni.
    Meglio il prezzo che il valore
    e il titolo che il contenuto.
    Meglio il numero di scarpa, che non dove va
    colui per cui ti scambiano.
    Aggiungi una foto con l'orecchio in vista.
    E' la sua forma che conta, non cio' che sente.
    Cosa si sente?
    Il fragore delle macchine che tritano la carta.


    da "Vista con granello di sabbia"
    "...Comme on n’a pas le choix il nous reste le cœur"

  10. #6
    Senior Member L'avatar di Aleciccio
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    Sully Proudhomme (16 marzo 1839, Parigi - 06 settembre 1907, Châtenay-Malabry - Francia) all'anagrafe René Francois Armand Prudhomme. Fui insignito del Premio Nobel per la letteratura nella prima edizione del 1901 e fu membro dell'Accademia di Francia dal 1881 fino alla morte.

    Il momento migliore

    L'istante più bello degli amori
    non è quando si dice 'ti amo'
    è nel silenzio
    ogni giorno spezzato a metà

    è nelle intese
    pronte e furtive dei cuori
    nei finti rigori
    nelle indulgenze segrete

    nel brivido di un braccio
    dove poggia una mano che trema;
    nel libro sfogliato insieme,
    un libro mai letto

    nell'ora irripetibile quando con la bocca chiusa
    il pudore dice tanto
    e il cuore scoppia
    aprendosi in silenzio come un bocciolo di rosa

    l'ora in cui il mero profumo dei capelli
    sembra un regalo conquistato …
    l'ora della tenerezza squisita
    che nel rispetto avvolge la passione.


    Sully Proudhomme
    Bisogna essere leggeri come un uccello, non come una piuma. Paul Valery

  11. #7
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    Questa poesia la adoro:

    Amore a prima vista

    Sono entrambi convinti
    che un sentimento improvviso li unì.
    È bella una tale certezza
    ma l'incertezza è più bella.

    Non conoscendosi prima, credono
    che non sia mai successo nulla fra loro.
    Ma che ne pensano le strade, le scale, i corridoi
    dove da tempo potevano incrociarsi?

    Vorrei chiedere loro
    se non ricordano -
    una volta un faccia a faccia
    forse in una porta girevole?
    Uno "scusi" nella ressa?
    Un 'ha sbagliato numerò nella cornetta?
    - ma conosco la risposta.
    No, non ricordano.

    Li stupirebbe molto sapere
    che già da parecchio
    il caso stava giocando con loro.

    Non ancora del tutto pronto
    a mutarsi per loro in destino,
    li avvicinava, li allontanava,
    gli tagliava la strada
    e soffocando un risolino
    si scansava con un salto.

    Vi furono segni, segnali,
    che importa se indecifrabili.
    Forse tre anni fa
    o il martedì scorso
    una fogliolina volò via
    da una spalla all'altra?
    Qualcosa fu perduto e qualcosa raccolto.
    Chissà, era forse la palla
    tra i cespugli dell'infanzia?

    Vi furono maniglie e campanelli
    in cui anzitempo
    un tocco si posava sopra un tocco.
    Valigie accostate nel deposito bagagli.
    Una notte, forse, lo stesso sogno,
    subito confuso al risveglio.

    Ogni inizio infatti
    è solo un seguito
    e il libro degli eventi
    è sempre aperto a metà.

    Wislawa Szymborska
    A ciascuno e' affidato il compito di vegliare sulla solitudine dell'altro.

  12. #8
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    José Saramago, scrittore, poeta e critico letterario portoghese, premio Nobel per la letteratura nel 1998.


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    Vengano infine
    Vengano infine le alte allegrie,
    le ardenti aurore, le notti calme,
    venga la pace agognata, le armonie,
    e il riscatto del frutto, e il fiore delle anime.
    Che vengano, amor mio, perché questi giorni
    son di stanchezza mortale,
    di rabbia e agonia
    e nulla.



    Stelle poche
    Chiamarti rosa, aurora, acqua fluente,
    cos'è se non parole raccattate
    tra i rifiuti d'altre lingue, d'altre bocche?
    I misteri non sono quello che sembrano,
    o non riescono a dirli le parole:
    nello spazio profondo, stelle poche.




    Traccio un solco per terra, in riva al mare:
    e la marea subito lo spiana.
    Così è la poesia. La stessa sorte
    tocca alla sabbia e tocca alla poesia
    al via vai della marea, al vien-vieni della morte.




    Oggi non era un giorno di parole,
    con mire di poesie e di discorsi,

    né c'è strada che fosse la nostra.
    A definirci bastava solo un atto,
    e visto che a parole non mi salvo,
    parla per me, silenzio, ch'io non posso.

    A ciascuno e' affidato il compito di vegliare sulla solitudine dell'altro.

  13. #9
    Moderator L'avatar di Rupert
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    Herta Müller





    Alla sera

    Ogni albicocca
    Caccia in pancia
    Un sassolino
    Ad un altra anche
    Noi due terzi
    Di tutti i gatti
    Si sentono nel
    Quinto anno di vita
    Camminano ariosi nell’incognito- In borsette
    Giusto ancora i capelli e dalla diga ferroviaria
    S’avventura la luna per lo stadio
    Come un pallone in casa ha con sé 11 unghie
    Fissate ad una corda guarda
    Ho un “faible” per il numero 3.



    N.b.: la poesia di Herta Müller è virtualmente intraducibile, perché giocata su suoni e giustapposizioni sintattiche che in tedesco hanno un certo effetto e che in traduzione lo perdono o ne hanno altri contraddittorii. Basti pensare, per esempio al dettaglio per cui la luna in tedesco e maschile (der Mond) ed in italiano è femminile. Basta questo per scardinare tutta una costruzione che mette in rete la luna, lo stadio, un pallone e l'interno di una casa...
    Nonostante tutto, data la mia baldanzosa scellerataggine, ci ho provato lo stesso.

  14. #10
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    A noi
    si addice
    la
    paura
    della
    tenerezza

    Herta Müller
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  15. #11
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    Acqua che all'acqua torna, di luce sfrangiata,
    si apre l'onda in spuma.
    Movimento perpetuo, arco perfetto,
    che si erge, ricade e rifluisce,
    onda del mare che il mare stesso nutre,
    amore che di se stesso si alimenta.

    José Saramago
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  17. #12
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    Le parole d'amore

    Dimentichiamo le parole, le parole:
    le tenere, capricciose, violente.
    le soavi di miele, quelle oscene,
    le febbrili, le affamate e assetate.

    Lasciamo che il silenzio dia un senso
    al pulsar del mio sangue nel tuo ventre;
    che parola o discorso mai potrebbe
    dire amore nella lingua del seme?

    José Saramago
    A ciascuno e' affidato il compito di vegliare sulla solitudine dell'altro.

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  19. #13
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    Salvatore Quasimodo, premio Nobel per la letteratura 1959

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    Specchio

    Ed ecco sul tronco
    si rompono gemme:
    un verde più nuovo dell'erba
    che il cuore riposa:
    il tronco pareva già morto,
    piegato sul botro.

    E tutto mi sa di miracolo;
    e sono quell'acqua di nube
    che oggi rispecchia nei fossi
    più azzurro il suo pezzo di cielo,
    quel verde che spacca la scorza
    che pure stanotte non c'era.

    Salvatore Quasimodo


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    Dolore di cose che ignoro

    Fitta di bianche e di nere radici
    di lievito odora e lombrichi,
    tagliata dall’acque la terra.

    Dolore di cose che ignoro
    mi nasce: non basta una morte
    se ecco più volte mi pesa
    Con l’erba, sul cuore, una zolla

    Salvatore Quasimodo

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    Imitazione della gioia

    Dove gli alberi ancora
    abbandonata più fanno la sera,
    come indolente
    è svanito l'ultimo tuo passo
    che appare appena il fiore
    sui tigli e insiste alla sua sorte.

    Una ragione cerchi agli affetti,
    provi il silenzio nella tua vita.

    Altra ventura a me rivela
    il tempo specchiato. Addolora
    come la morte, bellezza ormai
    in altri volti fulminea.
    Perduto ho ogni cosa innocente,
    anche in questa voce, superstite
    a imitare la gioia.

    Salvatore Quasimodo


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