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Discussione: Incipit

          
  1. #31
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    Dall’alto dei gradini della stazione Saint-Charles, Guitou, come lo chiamava ancora sua madre, contemplava Marsiglia. “La grande città”.
    Sua madre ci era nata, ma non gliel’aveva mai fatta vedere. Malgrado le promesse. Adesso era lì. Solo. Come un adulto.
    E tra due ore, avrebbe rivisto Naïma.
    Per questo era venuto.
    Con le mani infilate nelle tasche dei jeans e una Camel tra le labbra, scese lentamente la scalinata. Di fronte alla città.
    “In fondo alle scale” gli aveva detto Naïma, “trovi il boulevard d’Athènes. Lo segui fino alla Canabière. Giri a destra. Verso il Vieux-Port. Ancora a destra, dopo duecento metri, vedrai un grande bar all’angolo, La Samaritaine. Ci incontriamo lì. Alle sei. Non puoi sbagliarti”.



  2. #32
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    La diciottesima notte dopo Capodanno - il ventiquattresimo giorno dell'assedio di Budapest -, una giovane donna decise di abbandonare il rifugio in un grande edificio accerchiato nel cuore della città, di attraversare la strada trasformata in campo di battaglia e di raggiungere, in ogni modo e a qualsiasi costo, l'uomo che quattro settimane prima era stato murato, insieme a cinque compagni, in un angusto scantinato dell'edificio di fronte. Quell'uomo era suo padre, e la polizia politica si ostinava, pur nel culmine del caos e dello sfacelo, a cercarlo con un zelante e puntiglioso accanimento. La giovane donna non era un"«eroina», o almeno non si riteneva tale. Ormai si sentiva solo invasa da un'immane stanchezza: la stanchezza che deriva da un enorme sforzo fisico, quando lo spirito crede di poter ancora reggere la fatica ma il corpo bruscamente si ribella, lo stomaco si rivolta e l'intero organismo è impotente, come appesantito da un sudario di piombo. Quella stessa, estrema stanchezza, prossima alla nausea, che si prova in certe giornate estive di feroce canicola e umidità. La giovane aveva buoni motivi per sentirsi spossata: da mesi non aveva più una dimora fissa, e suo padre era in pericolo di vita. Lo teneva nascosto da dieci mesi insieme ad altri uomini, clandestini, fuggiaschi, che in quel mondo ormai allo sfacelo cercavano un occasionale rifugio, un riparo per la notte.

    "Liberazione" - Sándor Márai

  3. #33
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    "Ma voi che ne sapete dell'amore," diceva sospirando il nostro Max quando il discorso cadeva sul tema della passione che il mondo consuma: era quello il segnale che noi tutti aspettavamo per prender coraggio e chiedergli di raccontare ancora della cotogna venuta da Istànbul, una gran storia d'amore e di morte che si giocò tra Vienna e Sarajevo quando ebbe fine al centro dei Balcani quella cosa che noi chiamammo guerra e invece fu un imbroglio sanguinoso.
    E visto che quella era la "sua" storia e gli toccava parlare di sé, Max cominciava prendendosi in giro, forse per non creare aspettative o magari spezzare l'incantesimo, oppure per combattere, chissà, la nostalgia che gli ardeva nel cuore.

    "La cotogna di Istanbul" di Paolo Rumiz.

  4. #34
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    Questa prima parte è il riepilogo di circa quattro anni. Non tenevo un diario, allora.
    Vorrei averlo fatto. Quello che so è che ora vedo quel periodo in maniera diversa da
    quando lo stavo vivendo.
    La mia vita fino al momento in cui Freddie cominciò a morire era una cosa, poi diventò
    un'altra. Fino a quel momento mi ero sempre considerata una brava persona. Come tutti,
    voglio dire, questo lo so. Come la gente con cui lavoro, principalmente. Ora so che non mi
    ero mai posta la domanda di come fossi in realtà, che avevo solo preso in considerazione il
    giudizio degli altri.

    "Il diario di Jane Somers" di Doris Lessing.

  5. #35
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    I lampi. Mi hanno sempre colpita i lampi. Ma una volta è successo davvero. Non dovrei ricordarlo perché ero poco più di una poppante, invece me lo ricordo, eccome! Ero in un prato e c'erano dei cavalli, dei cavalieri ...
    Poi scoppiò un temporale e una donna - non era la mamma - mi prese in braccio e mi portò sotto un albero. Mi teneva stretta e io guardavo in alto le foglie scure contro il cielo bianco.

    "Strane creature" - Tracy Chevalier

  6. #36
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    In principio fu la vecchia.
    Viorica la osservò frignare nel lettino, rigida e fragile come un tronco marcio, nella casa che i figli avevano spogliato di ogni bene, a eccezione di medicinali, fazzolettini da naso e una madonnina di Lourdes in plastica con dentro metà acqua.
    Quando ogni domenica mattina i due figli maschi, le loro consorti e la figliolanza al seguito venivano a trovare la povera malata, Viorica li vedeva sfilare con gli abiti buoni, le facce tristi e la lacrima di comodo. E mai che se ne andassero a mani vuote. Nascosto da qualche parte trovavano sempre un pupazzo, un piatto di ceramica, un orologio, una panca o un settimino tarlato che a casa loro ci sarebbe stato benissimo, ché poi, si sa, sono sempre ricordi.

    "Parole sante" - Eva Clesis

  7. #37
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    La sua vita era laggiù, a Marsiglia. Laggiù, dietro quelle montagne che, stasera, il sole al tramonto colorava di un rosso vivo. “Domani ci sarà vento” pensò Babette.
    Da quando, quindici giorni prima, era arrivata a Le Castellas, un villaggio delle Cévennes, alla fine della giornata saliva sul crinale. Percorrendo il sentiero dove Bruno portava le capre.
    Qui, aveva pensato il mattino del suo arrivo, nulla cambia.
    Tutto muore e rinasce. Anche se ci sono più villaggi morenti che vivi. Sempre, prima o poi, un uomo reinventa i gesti più antichi. E tutto ricomincia. I sentieri, coperti dalla sterpaglia, ritrovano la loro ragione di esistere.
    “E questa, la memoria della montagna” aveva detto Bruno, servendole una gran tazza di caffè.

    "Solea" - Jean-Claude Izzo

  8. #38
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    Amerigo Bonasera sedeva nella III Sezione Penale della Corte di New York in attesa di giustizia; voleva vendicarsi di chi aveva tanto crudelmente ferito sua figlia e, per di più, tentato di disonorarla. Il giudice, un uomo severo dai lineamenti pesanti, si arrotolò le maniche della toga nera, come se intendesse punire fisicamente i due giovanotti in piedi davanti al banco. Il suo viso esprimeva freddamente un maestoso disprezzo. In tutto questo, tuttavia, c'era qualcosa di falso che Amerigo Bonasera intuiva, ma non comprendeva ancora.

    "Il padrino" - Mario Puzo.

  9. #39
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    La prima volta che ho visto Guido Laremi eravamo tutti e due così magri e perplessi, così provvisori nelle nostre vite da stare a guardare come spettatori mentre quello che ci succedeva entrava a far parte del passato, schiacciato senza la minima prospettiva. Il ricordo che ho del nostro primo incontro è in realtà una ricostruzione, fatta di dettagli cancellati e aggiunti e modificati per liberare un solo episodio dal tessuto di episodi insignificanti a cui apparteneva allora.

    "Due di due" - Andrea De Carlo

  10. #40
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    Prima di salire sull'automobile si guardò alle spalle per essere sicura che nessuno la controllava. Erano le sei e trentacinque. Aveva fatto buio un'ora prima, il Parco Nazionale era male illuminato e gli alberi senza foglie avevano una sagoma spettrale contro il cielo fosco e triste, ma non sembrava che ci fosse nulla da temere. Maruja si sedette dietro l'autista, malgrado il suo rango, perché l'aveva sempre ritenuto il posto più comodo. Beatriz salì dall'altra parte e si sedette alla sua destra. Erano in ritardo di quasi un'ora sul solito programma, ed entrambe avevano un aspetto stanco dopo un pomeriggio soporifero con tre riunioni dirigenziali.

    "Notizia di un sequestro" - Gabriel García Márquez

  11. #41
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    "Banco di aringhe a sinistra!" annunciò il gabbiano di vedetta, e lo stormo del Faro della Sabba Rossa accolse la notizia con strida di sollievo.
    Da sei ore volavano senza interruzione, e anche se i gabbiani pilota li avevano guidati lungo correnti di aria calda che rendevano piacevole planare sopra l'oceano, sentivano il bisogno di rimettersi in forze, e cosa c'era di meglio per questo di una buona scorpacciata di aringhe?

    "Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare" - Luis Sepúlveda

  12. #42
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    Casa Ransome era stata svaligiata. «Rapinata» disse Mistress Ransome. «Svaligiata» la corresse il marito. Le rapine si fanno in banca, una casa si svaligia. Mister Ransome era avvocato e riteneva che le parole avessero la loro importanza. Anche se in questo caso era difficile trovare un termine preciso. Di solito un ladro sceglie, fa una cernita, prende un oggetto e ne lascia altri. C'è un limite a ciò che riesce a far sparire: per esempio, è raro che porti via una poltrona, ancor più raro un divano. Questi ladri, però, l'avevano fatto. Avevano preso tutto.

    "Nudi e crudi" - Alan Bennett

  13. #43
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    Perso tra le ombre degli scaffali, quasi ruzzolo giù dalla scala. Sono esattamente a metà. Il pavimento della libreria è lontano sotto di me, come la superficie di un pianeta che mi sono lasciato alle spalle. Le cime degli scaffali mi sovrastano là dove dominano le tenebre: non c'è molto spazio tra i libri e la luce non riesce a filtrare. Forse anche l'aria è più rarefatta. Mi pare di scorgere un pipistrello.

    "Il segreto della libreria sempre aperta" - Robin Sloan

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  15. #44
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    I Karnowski della Grande Polonia erano noti per il loro carattere testardo e provocatore, ma allo stesso tempo stimati per la vasta erudizione e l'intelligenza penetrante. La genialità era inscritta nelle alte fronti da studioso e negli occhi profondi e inquieti, neri come il carbone. Ostinazione e sfida si leggevano sui nasi forti e sproporzionati che spiccavano beffardi e arroganti nei loro volti scarni: poche confidenze! É per via di questa testardaggine che
    nessuno in famiglia era diventato rabbino, anche se non sarebbe stato difficile, e tutti avevano intrapreso la via del commercio. Per lo più trattavano legname, e conducevano zattere di tronchi sulla Vistola, spesso fino aDanzica. Nelle baracche costruite per loro dagli zatterieri sui tronchi galleggianti, si portavano pile di volumi del Talmud e altri testi sacri che studiavano con passione. Sempre a causa del loro carattere, non erano devoti di nessun rabbino hassidico e, accanto alla dottrina talmudica, coltivavano anche l'interesse per argomenti profani come la matematica e la filosofia e leggevano perfino libri in tedesco, stampati in aguzzi caratteri gotici. Per quanto non nuotassero nell'oro - si guadagnavano onestamente di che vivere e niente più -, i loro figli trovavano moglie tra le più ricche casate della Grande Polonia.

    "La famiglia Karnowski" - Israel J. Singer

  16. #45
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    Lo avevano chiamato Icaro. Ovviamente non era il suo vero nome. Avendo trascorso l'infanzia in una fattoria, ho imparato che non devi mai dare un nome ad un animale destinato al macello. Parli del maiale numero uno e del numero due e non lo guardi negli occhi per evitare di scorgervi quasiasi parvenza di consapevolezza, di personalità, d'affetto. Quando una bestia si fida di te, ti serve molta più determinazione per tagliarle la gola.

    "L'ultima vittima" - Tess Gerritsen

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