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Discussione: IX° GdL- In Patagonia di Bruce Chatwin

          
  1. #31
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    Basta, ho deciso di abbandonare, a malincuore, questo ciclo.
    Il libro non mi attira, non ricordo nulla del 32% che ho letto fin'ora, e secondo me è come un'enciclopedia di fatti e storie che purtroppo non riesco a trovare un nesso tra loro.
    Ho capito che se mi ostino ad andare avanti mi comporterà la completa astinenza dalla lettura.
    Forse lo riprenderò, ma per ora, mi dispiace, passo.
    In effetti è un poco mattone e trovo la tua reazione del tutto comprensibile.

    Io ho gettato la spugna con l'arte di correre di Murakami...ad un certo punto ho cominciato a dormire alla grande. Sig!
    "...Comme on n’a pas le choix il nous reste le cœur"

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  3. #32
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    Ah ah! Meno male... Io cercherò di finirlo, intanto sono ancora a pag 62.

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  5. #33
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    Premesso che non leggerò altri libri di Chatwin , ho intenzione di riprendere la lettura di In Patagonia e di finirlo.
    Si può leggere anche a pezzi

    P.S. Certo che gli stiamo facendo una bella pubblicità , se per caso qualcuno avesse avuto l'idea di leggerlo... ora gli è passata!
    A ciascuno e' affidato il compito di vegliare sulla solitudine dell'altro.

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  7. #34
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    P.S. Certo che gli stiamo facendo una bella pubblicità , se per caso qualcuno avesse avuto l'idea di leggerlo... ora gli è passata!
    Mah! Credo che sia una questione di gusti. Ogni giudizio su un libro è personale e quindi relativo.
    "...Comme on n’a pas le choix il nous reste le cœur"

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  9. #35
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    Allora proseguo il viaggio, da Ushuaia al Canale di Beagle e Harberton.

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    "Arrivandoci da terra, si poteva scambiare Harberton per una grande tenuta delle Highlands scozzesi, coi suoi recinti per le pecore, solidi cancelli e torrenti ricchi di trote."

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    "Thomas Bridges coniò la parola "Yaghan" dal nome di un posto chiamato Yagha: gli indios chiamavano se stessi Yàmama. Usato come verbo, yàmama significa "vivere, respirare, essere felice, rimettersi da una malattia o essere sano."

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    "Molti, infatti, trovando nei linguaggi "primitivi" scarsità di parole atte a esprimere concetti morali, hanno pensato che questi concetti non esistessero. Ma i concetti di "buono" o di "bello", così essenziali al pensiero occidentale, sono privi di significato se non sono legati alle cose. Coloro che per la prima volta usarono un linguaggio, per suggerire idee astratte presero il materiale grezzo fornito dal loro ambiente e lo costrinsero in una metafora. La lingua Yaghan - e per deduzione ogni linguaggio - è come una rete di navigazione. Le cose che hanno un nome sono punti fissi, allineati o confrontati, che permettono a chi parla di progettare la prossima mossa.
    Cosa dobbiamo pensare di un popolo che definiva la "monotonia" come "un'assenza di amici maschili"? O che per "depressione" usava la parola che descrive la fase vulnerabile del ciclo stagionale del granchio, quando ha perso il vecchio guscio e aspetta che cresca quello nuovo?"

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    A ciascuno e' affidato il compito di vegliare sulla solitudine dell'altro.

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  11. #36
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    Il viaggio non solo allarga la mente. Le dà forma” ha scritto Bruce Chatwin prendendo la Patagonia come simbolo dell’irrequietezza umana.

    "Il lago Kami era distante circa 25 miglia, ma i fiumi erano in piena e i ponti erano crollati.
    E tutto a causa dei castori. Un governatore dell'isola aveva portato dal Canada i castori e ora i loro sbarramenti ostruivano le valli dove una volta il passaggio era facile."

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    Sulla piccola baia ristagnava la foschia. Una famigliola di oche dal petto rosso solcava l'acqua increspandola e alla prima chiusa altre oche, ancor più numerose, erano ferme davanti a una pozzanghera.

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    A ciascuno e' affidato il compito di vegliare sulla solitudine dell'altro.

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  13. #37
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    Finito!
    L'ho letto tutto sommato volentieri, ma credo sia da leggere non come un thriller, con la curiosità di vedere che succede (tanto non succede nulla! ) ma come un libro di racconti, da leggere un capitolo alla volta, intervallandolo con altre letture. Ogni capitolo è come un racconto a se stante, non c'è filo conduttore. A mio parere il limite di questo libro, che è comunque ben scritto, è che non riesce a coinvolgere il lettore, è troppo impersonale.
    A ciascuno e' affidato il compito di vegliare sulla solitudine dell'altro.

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  15. #38
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    Per Daniela!

    HIP HIP URRÀ! Urrà, urrà!

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