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Discussione: Il lavoro

          
  1. #1
    Master Member L'avatar di daniela
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    Il lavoro

    Il lavoro secondo Gibran:

    Il lavoro è
    poter andare di pari passo
    con la terra e la sua anima.
    Poiché oziare significa
    diventare estranei alle stagioni,
    e uscire dalla processione della vita,
    che in fiera sottomissione avanza
    maestosamente verso l'infinito.
    Quando voi lavorate siete un flauto
    che nel suo cuore volge in musica
    il mormorio delle ore.
    Chi di voi vorrebbe essere
    una canna muta e silenziosa
    quando tutte le altre
    cantano insieme all'unisono?
    Eppure molti considerano il lavoro
    una maledizione e la fatica una sventura.
    Lavorare vuol dire realizzare
    una parte del sogno più remoto della terra,
    a voi assegnata quando quel sogno nacque.
    Ed è nel mantenersi con fatica
    che in verità si ama la vita.
    E amare la vita attraverso la fatica
    significa essere molto vicini
    al suo segreto più profondo.
    Ma se voi nella vostra pena
    considerate la nascita una calamità
    e il sostentamento del corpo
    una maledizione scritta sulla vostra fronte,
    allora io vi dico che solo il sudore
    della vostra fronte cancellerà ciò che è scritto.
    La vita non è oscurità,
    e ogni slancio è cieco se non c'è conoscenza,
    e ogni conoscenza è vana se non c'è attività,
    e ogni attività è vuota se non c'è amore,
    e quando voi lavorate con amore
    instaurate un legame con voi stessi,
    con gli altri, e con Dio.


    Kahlil Gibran
    A ciascuno e' affidato il compito di vegliare sulla solitudine dell'altro.

  2. #2
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    Il lavoro oggi, in quest'articolo di Massimo Gramellini sulla Stampa:

    Italia Duemilacredici


    "Laura ha 24 anni e scrive dal cantiere di un palazzo del Cinquecento dove presta gratis la sua opera di restauratrice, in attesa di un contratto che chissà quando arriverà. Il suo sogno era lavorare con la Maestra che firma il restauro. Ha scoperto una donna insensibile e una professionista approssimativa, abile solo nel conoscere la «gente giusta»: alla sua ombra spocchiosa faticano tecnici formidabili. Poi ci sono i muratori impegnati nella ristrutturazione del palazzo, in maggioranza non italiani. Ogni tanto si perdono nei gesti precisi di Laura: «Ma non fai prima a buttare quel pezzo e a rifarlo daccapo?». Lei spiega che si tratta di un reperto rinascimentale e i muratori arretrano di un passo, intimiditi dal peso della Storia. Un giorno uno di loro, un egiziano dal volto solenne, ha sgridato due colleghi albanesi: «Parlate italiano! Se qui ognuno usa la sua lingua, come facciamo a capirci?». E lì, dice Laura, «nella mente mi si è srotolato un mondo di pensieri: la torre di Babele e la nostra lingua che ci legava tutti in quella stanza, un cantiere multietnico che costruisce il nuovo sulla nostra storia, dove i padroni non si accorgono della competenza e dell’umanità di chi lavora per loro, delle tante piccole formiche che rimettono insieme i pezzi del passato e vedono nell’Italia un’occasione per vivere, la nazione più emozionante che il Mediterraneo abbia generato».
    Buon Primo Maggio, Laura, lavoratrice senza stipendio e sognatrice coi piedi saldamente appoggiati alle nuvole. Anche se il Primo Maggio tornerà a essere una festa soltanto quando saremo riusciti a dare certezze alle formiche di talento come te."

    Massimo Gramellini
    A ciascuno e' affidato il compito di vegliare sulla solitudine dell'altro.

  3. #3
    Patrizia
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    « I lavori cominciano all'alba. Ma noi cominciamo
    un po' prima dell'alba a incontrare noi stessi
    nella gente che va per la strada... La città ci permette di alzare la testa
    a pensarci, e sa bene che poi la chiniamo »




    Crepuscolo dei sabbiatori
    I barconi risalgono adagio, sospinti e pesanti,
    quasi immobili, fanno schiumare la viva corrente.
    E' già quasi la notte. Isolati si fermano:
    si dibatte e sussulta la vanga sott'acqua.

    Nel crepuscolo, il fiume è deserto. I due o tre sabbiatori

    sono scesi con l'acqua alla cintola e scavano il fondo.
    Il gran gelo dell'inguine fiacca e intontisce le schiene.

    I barconi nel buio discendono grevi di sabbia,

    senza dare una scossa, radenti: ogni uomo è seduto
    a una punta e un granello di fuoco gli brucia alla bocca.
    Ogni paio di braccia strascina il suo remo,
    un tepore discende alle gambe fiaccate
    e lontano si accendono i lumi.

    La fatica del giorno vorrebbe assopirli

    e le gambe son quasi spezzate. Qualcuno non pensa
    che a attraccare il barcone e cadere sul letto
    e mangiare nel sonno, magari sognando.

    Cesare Pavese

  4. #4
    Master Member L'avatar di daniela
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    ''Nessun bambino dovrebbe impugnare mai uno strumento di lavoro. Gli unici strumenti che i bambini dovrebbero usare sono la penna e il libro: sono questi gli strumenti della libertà''
    Iqbal Masih 1983-1995

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    Iqbal Masih nacque in Pakistan nel 1983 in una famiglia molto povera. Quando aveva cinque anni fu venduto dal padre (per la cifra di 26 dollari) a un fabbricante di tappeti, costretto a lavorare come uno schiavo, incatenato a un telaio, per circa quattordici ore al giorno, con lo stipendio pari ad una sola rupia (pochi centesimi di euro).
    Cercò parecchie volte di sfuggire al padrone, ma veniva trovato subito e punito.
    Un giorno del 1992 uscì di nascosto dalla fabbrica/prigione e partecipò, insieme ad altri bambini, ad una manifestazione del "Fronte di Liberazione dal Lavoro Schiavizzato", nella quale si celebrava la «Giornata della Libertà». In questa occasione Iqbal decise di raccontare spontaneamente la sua storia e la sofferenza degli altri bambini che lavoravano assieme a lui.

    Dal 1993 cominciò quindi a tenere una serie di conferenze internazionali, sensibilizzando l'opinione pubblica sui diritti che nel suo paese erano negati ai bambini, e contribuendo al dibattito sulla schiavitù mondiale e sui diritti internazionali dell'infanzia.
    Il 16 aprile 1995, a solamente 13 anni, Iqbal Masih venne assassinato, mentre era in bicicletta, da qualcuno affiliato alla mafia dei tappeti in Pakistan, che spezza la sua vita sparandogli da pochi passi.


    «Sono uno di quei milioni di bambini che stanno soffrendo in Pakistan a causa del lavoro schiavizzato e del lavoro minorile. I padroni del business dove lavoravo ci dissero che è l’America che chiedeva loro di schiavizzare i bambini.
    Agli americani piacciono i tappeti, le coperte, gli asciugamani a poco prezzo che noi facciamo.
    Quindi loro vogliono che il lavoro schiavizzato vada avanti. Io mi appello a voi che fermiate le persone dall’usare i bambini come manodopera perché i bambini hanno bisogno di una penna piuttosto che strumenti di lavoro.
    Ho visto coperte del Pakistan nei negozi americani e ciò mi rattrista, sapendo che sono state fatte dai bambini schiavizzati.Mi sono sentito molto dispiaciuto.Ho chiesto al Presidente Clinton di mettere sanzioni a quei Paesi che usano manodopera dei bambini. Di non dare aiuto a quei Paesi che ancora usano manodopera dei bambini."


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    film di Cinzia Th Torrini del 1998 sulla vita di Iqbal
    A ciascuno e' affidato il compito di vegliare sulla solitudine dell'altro.

  5. #5
    Master Member L'avatar di daniela
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    Sorriso...amaro
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  6. #6
    Senior Member L'avatar di Serena-fundy
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    Il lavoro non mi piace − non piace a nessuno − ma mi piace quello che c'è nel lavoro: la possibilità di trovare sé stessi.

    Joseph Conrad, Cuore di tenebra, 1902


    Il lavoro è un'ottima cosa per l'uomo: lo distrae dalla sua vita, gli impedisce di vedere quell'altro essere che è sé stesso e che gli rende spaventosa la solitudine.

    Anatole France, L’Anneau d'améthyste, 1899

    Uno dei sintomi dell'arrivo di un esaurimento nervoso è la convinzione che il proprio lavoro sia tremendamente importante. Se fossi un medico, prescriverei una vacanza a tutti i pazienti che considerano importante il loro lavoro.

    Bertrand Russell, La conquista della felicità, 1930


    Se si escludono istanti prodigiosi e singoli che il destino ci può donare, l'amare il proprio lavoro (che purtroppo è privilegio di pochi) costituisce la migliore approssimazione concreta della felicità sulla terra.

    Primo Levi, La chiave a stella, 1978

    Il lavoro logora chi non ce l’ha.
    Giovanni Soriano, Finché c'è vita non c'è speranza, 2010

    ... per concludere:

    Il lavoro è preghiera (mega direttore galattico di Fantozzi - 1975)
    Due cose mi hanno sempre sorpreso: l'intelligenza degli animali e la bestialità degli uomini. Bertrand Russell

  7. #7
    Administrator L'avatar di Mauro
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    Il lavoro in questo periodo è un concetto che suscita tristezza.
    Io abito in fondo a questa strada (per la precisione alle spalle del fotografo) e quella che si vede sulla sinistra è l'area della ex Innocenti di Milano-Lambrate, uno dei luoghi che per anni sono stati l'orgoglio della Milano produttiva e accogliente e che oggi rappresentano soltanto dei succulenti bocconi per le fauci oscenamente spalancate dei palazzinari d'assalto.

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    Qualche settimana fa è stato mandato in onda un servizio del TG3 (che non riesco a trovare ) in cui un vecchio operaio raccontava in modo commovente quale fosse la vita all'interno di quel piccolo paese che era la Innocenti (erano 4000 lavoratori) e in sottofondo c'era questa struggente canzone di Jannacci

    Non è vero che ti fermi quando invecchi, ma invecchi quando ti fermi.

  8. #8
    Master Member L'avatar di Rosy
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    Chi lavora con le sue mani è un lavoratore.
    Chi lavora con le sue mani e la sua testa è un artigiano.
    Chi lavora con le sue mani e la sua testa ed il suo cuore è un artista


    San Francesco D’Assisi
    " Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica..."
    M.Medeiros

  9. #9
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    Questa foto mi fa pensare al lavoro...

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    " Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica..."
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  10. #10
    Master Member L'avatar di Rosy
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    ...ed anche questa VIGNETTA.

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    " Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica..."
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  11. #11
    Master Member L'avatar di daniela
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    Mi piace lavorare (Mobbing) film del 2004 di Francesca Comencini con Nicoletta Braschi

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    Segretaria in un'azienda romana, mite e sola, con padre in casa di riposo e figlia a carico, Anna è vittima di una manovra di mobbing verticale che la costringe a dimettersi.
    Raro esempio di film italiano in un ambiente di lavoro, è frutto di una ricerca sul campo, testimonianze raccolte allo sportello anti-mobbing di Roma. Molte di quelle persone hanno accettato di comparire nel film dando volti e voci al proprio bisogno di giustizia e desiderio di rivalsa. Accanto ad anonimi impiegati spicca Nicoletta Braschi, perfetta ad incarnare una donna gradualmente svuotata ed esausta.

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  12. #12
    Master Member L'avatar di Claire
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    Il lavoro.

    Ieri e oggi ancora di più, qui a Sud è facilissimo fare la terribile associazione lavoro - disoccupazione, lavoro - precariato. Lascio parlare note e immagini.


    Precario - Valerio Mastrandrea



    Storia di un povero cristo in croce, un cortometraggio realizzato da Alessandro Pucci.



    Non siete stato voi di Caparezza

    "...Comme on n’a pas le choix il nous reste le cœur"

  13. #13
    Master Member L'avatar di Sir Galahad
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  14. #14
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    Il lavoro allontana tre grandi mali: la noia, il vizio ed il bisogno.
    Voltaire

    Più desidero che qualcosa sia fatto, meno lo chiamo lavoro.
    Richard Bach

    La vera libertà individuale non può esistere senza sicurezza economica ed indipendenza. La gente affamata e senza lavoro è la pasta di cui sono fatte le dittature.
    Roosevelt
    A ciascuno e' affidato il compito di vegliare sulla solitudine dell'altro.

  15. #15
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    Scrivere un curriculum

    Che cos'è necessario?
    E' necessario scrivere una domanda,
    e alla domanda allegare il curriculum.
    A prescindere da quanto si è vissuto
    è bene che il curriculum sia breve.
    E' d'obbligo concisione e selezione dei fatti.
    Cambiare paesaggi in indirizzi
    e malcerti ricordi in date fisse.
    Di tutti gli amori basta quello coniugale,
    e dei bambini solo quelli nati.
    Conta di piu' chi ti conosce di chi conosci tu.
    I viaggi solo se all'estero.
    L'appartenenza a un che, ma senza perche'.
    Onorificenze senza motivazione.
    Scrivi come se non parlassi mai con te stesso
    e ti evitassi.
    Sorvola su cani, gatti e uccelli,
    cianfrusaglie del passato, amici e sogni.
    Meglio il prezzo che il valore
    e il titolo che il contenuto.
    Meglio il numero di scarpa, che non dove va
    colui per cui ti scambiano.
    Aggiungi una foto con l'orecchio in vista.
    E' la sua forma che conta, non cio' che sente.
    Cosa si sente?
    Il fragore delle macchine che tritano la carta.

    Wislawa Szymborska
    A ciascuno e' affidato il compito di vegliare sulla solitudine dell'altro.

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