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Discussione: Ho appena visto... / Mostre in corso, visitate, apprezzate, detestate, amate...

          
  1. #31
    Administrator L'avatar di Mauro
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    Io, come sempre, sono attratto dai suggerimenti di Rupert e poi non riesco mai a seguirli, ma prima o poi ce la farò
    Non è vero che ti fermi quando invecchi, ma invecchi quando ti fermi.

  2. #32
    Master Member L'avatar di daniela
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    Per chi può, a chi interessa: dal 24 maggio Roma ospiterà la più grande mostra mai realizzata al mondo su Banksy.
    Dal titolo "War, Capitalism & Liberty", la mostra sarà fino al 4 settembre presso il Museo Fondazione Roma, a Palazzo Cipolla, in via del Corso.
    Centocinquanta opere, nessuna "strappata" ai muri ma tutte provenienti da collezioni private.

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    http://roma.repubblica.it/cronaca/20...1666/?ref=fbpr
    A ciascuno e' affidato il compito di vegliare sulla solitudine dell'altro.

  3. #33
    Moderator L'avatar di Rupert
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    Jean Dubuffet alla fondazione Beyeler di Basilea

    Ancora una volta arrivo all'ultimo istante. L'esposizione chiude i battenti domani. Ho approfittato del fine settimana lungo (in canton Ticino qualche festa religiosa è rimasta) per recarmi a Basilea a vedere l'esposizione delle opere di jean Dubuffet, il "padre" e teorizzatore dell'art brut e figura centrale della pittura del secondo Novecento.
    Dal punto di vista strettamente estetico artistico, non è l'artista che mi coinvolge di più o che mi appassiona più calorosamente, senza il suo apporto non è però possibile dare una collocazione adeguata a molte delle correnti artistiche del secondo dopoguerra.
    La mostra è estremamente interessante e la traccia esplicativa stabilisce un percorso alla scoperta della rappresentazione artistica di Dubuffet come esplorazione del paesaggio, interiore, esteriore, rappresentato e creato.

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    "non vitae sed scholae discimus" (Seneca, Epistulae morales ad Lucilium, 106, 12)

  4. #34
    Moderator L'avatar di Rupert
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    Signac al LAC di Lugano. Molto gradevole ma non imperdibile

    Puntinismo, divisionismo, impressionismo... tutte correnti artistiche (per altro fra loro legate) che trovo estremamente gradevoli, ma che non riescono a rapirmi l'anima e e a mozzarmi il fiato. 'è d'ostacolo soprattutto il fatto che spesso quale motore principale d'un'operazione espositiva in grande si reperiscono più facilmente motivazioni commerciali o d'immagine che non un reale intento di pedagogia museale o di diffusione del senso estetico.

    Detto questo l'esposizione selle opere di Signac al LAC di Lugano raccoglie il lavori dell'artista francese acquistati da un collezionista privato e poi lasciati alla Fondation de l’Hermitage di Losanna, ente che ne ha poi permesso l'esposizione temporanea a Lugano. Non si tratta quindi necessariamente delle opere maggiori di Signac, anche se qualche tela di gran pregio è presente. La maggior parte delle opere è ad acquerello su carta e ritrae paesaggi marini e portuali.

    Ho gradito la visita all'esposizione. Ho potuto scoprire alcuni aspetti dell'opera di Signac che mi erano ignoti e ho molto apprezzato la disposizione molto didattica di quadri e pannelli esplicativi. È la mostra del secolo? Certamente no. È imperdibile? neppure.

    È certamente gradevole e può essere un buon complemento se si decide di fare una passeggiata a Lugano in un giorno di sole...


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    Ecco alcune recensioni:

    Repubblica

    La Stampa

    Avvenire
    "non vitae sed scholae discimus" (Seneca, Epistulae morales ad Lucilium, 106, 12)

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  6. #35
    Moderator L'avatar di kaipirissima
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    Mio fratello domenica scorsa è stato a Bologna alla mostra su David Bowie.
    Piaciuta molto, ma tantissima gente!
    Troppo stanca per andare mi sono accontentata di un presente... Una maglietta bellissima! Glamour da morire! Per darle il giusto risalto ho acquistato poi un paio di calzoni in simil pelle due taglie più piccole. Yeah! Vietato sedersi.

    http://www.mambo-bologna.org/mostre/mostra-202/

    http://bologna.repubblica.it/cronaca...wie-143935548/

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  8. #36
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    Mio fratello domenica scorsa è stato a Bologna alla mostra su David Bowie.
    Piaciuta molto, ma tantissima gente!
    Troppo stanca per andare mi sono accontentata di un presente... Una maglietta bellissima! Glamour da morire! Per darle il giusto risalto ho acquistato poi un paio di calzoni in simil pelle due taglie più piccole. Yeah! Vietato sedersi.
    Ho visto l'esposizione a Londra, al V&A Museum. Spettacolare!
    Naturalmente non sono in grado di dire se l'allestimento di Bologna rispecchia in tutto e per tutto quello londinese, ma anche se ne desse una resa parziale, varrebbe comunque il viaggio. Si tratta di uno spaccato di cultura estetica della seconda metà del ventesimo secolo con incursioni in tutte le forme della percezione artistica. Il Duca è veramente stato un grande. "Groundbreaker" e "trendsetter", il suo contributo culturale è di una vastità e di una profondità difficili da immaginare. La mostra offre proprio questo: qualche punto di riferimento per percepire la vastità del fenomento Bowie.
    "non vitae sed scholae discimus" (Seneca, Epistulae morales ad Lucilium, 106, 12)

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  10. #37
    Moderator L'avatar di kaipirissima
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    Oggi gita a Treviso. Mostra degli Impressionisti. Chi me lo ha fatto fare? Brrr

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  12. #38
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    Allora? Come è stata?
    The creatures outside looked from pig to man, and from man to pig, and from pig to man again: but already it was impossible to say which was which.

  13. #39
    Moderator L'avatar di kaipirissima
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    Se avessi visto la mostra da sola l'avrei colta per il 20%.
    Grazie a una guida molto brava, con un lessico davvero empatico e tecnico insieme, ho davvero apprezzato molto.
    Certo, gli Impressionisti sono gli Impressionisti, e.devo ammettere.che tra tutti i movimenti artistici è quello che conosco meglio.

    Per il resto freddino... freddino.

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  15. #40
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    LOUVRE: Vermeer et les maîtres de la peinture de genre

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    Vermeer et les maîtres de la peinture de genre

    Ovvero un'istituzione leggendaria "vittima del proprio successo"...


    Sito ufficiale dell'esposizione



    Posso dire 'ce l'ho fatta', ma è stata molto dura. Nonostante la minaccia latente di attentati a Parigi e la presenza ubiqua di polizia, gendarmi, esercito e guardie giurate che controllano, pattugliano, sorvegliano, perquisiscono, riperquisiscono, fermano e frugano nelle borsette delle signore, insomma nonostante Parigi e il Louvre siano in stato d'assedio la proposta culturale non manca di toccare i cuori degli amanti dell'arte e la mostra su Vermeer e i suoi contemporanei olandesi ha smosso le folle degli appassionati. Un successo incredibile che ha colto di sorpresa tutti, soprattutto gli organizzatori.
    Code interminabili e indicazioni contraddittorie e geometria variabile. La vendita dei biglietti nei punti autorizzati è sospesa (lo scopro dopo aver fatto mezz'ora di coda al licket corner della FNAC delle Halles). All'ente del turismo di Rue de la Pyramide mi dicono che possono vendermi il biglietto, ma dovrò procacciarmi un diritto d'accesso ad orario determinato, naturalmente dopo aver fatto un'ennesima coda alla biglietteria centrale del Louvre. In ogni caso imperativamente nelle primissime ore d'apertura del museo, altrimenti è impossibile ottenere un orario per lo stesso giorno... e quindi bisogna ripetere il processo sperando di avere più fortuna.
    Il giorno successivo (nonché ultimo giorno di permanenza a Parigi) tento la ventura accompagnato dalla mia signora. Siamo puntualissimi ai cancelli d'entrata alle 09.00, orario d'apertura del museo. nulla si muove, Attendiamo. Alle 09.30 la folla in fila comincia a dare segni dimpazienza. Si diffonde voce che sia in corso un'assemblea del personale che medita la possibilità di uno sciopero. Orrore! In realtà per fortuna l'assemblea si rivela essere di natura organizzativa per apparecchiare la struttura e il personale alla gestione dell'affluenza straordinaria. Le porte si aprono e un burbero, scostumatissimo e un tantinello maleolente cerbero regola il passaggio con criteri imperscrutabili. Mi separa da mia moglie, che è oltraggiata, ma è messa a tacere come una scolaretta dal colosso che non intende ragioni. Aspetto e gli addetti al controllo mi ossevano con sospettosa attenzione. Finalmente c'è il ricongiungimento famigliare e passiamo il controllo metalli ed esplosivi. Ennesima perquisizione... Siamo dentro. Nuova coda per la finestra oraria. Non così lunga quanto temevo. Nuova attesa nel recinto del pacchetto orario.

    Tocca a noi! Finalmente.


    Mostra molto bella. Tematica e molto ben spiegata dai pannelli informativi. C'è anche l'audioguida, ch io però generalmente evito perché di solito i commenti preregistrati mi ammorbano. Opere stupende di grande pregio, che oltre l'aspetto strettamente artistico e tecnico-pittorico, offrono un panorama abbastanza attendibile della vita urbana olandese all'apogeo della sua potenza economica, ovvero durante il terzo quarto del XVII secolo.

    E poi la luce dei quadri di Vermeer è semplicemente indescrivibile.

    Meno affascinante il comportamento tracotante di alcuni visitatori che si credono in dovere di farti la morale se ti soffermi a guardare un quadro o torni a leggere una didascalia. Ma non curandomi di loro e guardandoli passare... me ne frego e apprezzo le opere esposte.

    Tutto sommato una spedizione fruttuosa. Gli interessati che intendono affrontare le traversie organizzative si informino prima di rimanere incagliati nelle sabbie mobili dell'amministrazione del Louvre.
    "non vitae sed scholae discimus" (Seneca, Epistulae morales ad Lucilium, 106, 12)

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  17. #41
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    Van Gogh, Tra il grano e il cielo", Vicenza, Basilica palladiana



    Il problema delle mostre di grande richiamo, e Van Gogh richiama sempre moltissimo, è che sono perennemente affollatissime. Impossibile una contemplazione delle opere. Se si ha fortuna si riesce a dare una veloce sbirciatina e poi la folla incalza e di rimuove dalla tua postazione, anche se la difendi con le unghie e con i denti.
    Eppure le opere esposte valgono una visita. Particolarmente interessanti quelle dei primi passi artistici del maestro olandese, meno conosciute dai non addetti ai lavori e comunque estremamente indicative del tragitto espressivo che già da subito esse prefigurao.
    Le soluzioni espositive mi hanno un po' messo in questione. Intendiamoci le opere sono bellissime. Tutte disposte ad altezza d'osservatore, tutte illuminate in modo perfetto, con campi di luce millimetrici. Stupende... e in qualche modo estranianti, sembrano quasi diapositive retroilluminate. Non sono del tutto sicuro che lo stesso autore apprezzerebbe questa forzatura artificiosa della liminosità delle sue opere. Ma si tratta naturalmente solo di mie illazioni.
    Vicenza trasuda Palladio da ogni suo mattone e vale sempre una visita, soprattutto in giornate di tempo splendido come quelle del fine settimana appena trascorso. Se trovate il coraggio di affrontare le orde di visitatori, spesso aggregati in gregge o mandria, ad eclissare per decine di minuti la visuale delle opere oggetto di spiegazioni da parte delle guide, allora non indugiate e prenotate. Se pianificate una visita nel fine settimana prenotate anche un ristorante per il pranzo, l'indotto della mostra è eccezionale e i ristoranti sono tutti stracolmi. Poi dicono che la cultura non giova all'economia!
    "non vitae sed scholae discimus" (Seneca, Epistulae morales ad Lucilium, 106, 12)

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  19. #42
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    Il paradiso di Cuno Amiet, Museo d'arte, Mendrisio


    Cuno Amiet, Giovanni Giacometti legge alla finestra – Parigi (1890)

    Biografia di Cuno amiet nel Dizionario storico della Svizzera (DSS)

    Fuori dalla Svizzera Cuno Amiet è praticamente sconosciuto. È un peccato perché la sua pittura ha pieno diritto di cittadinanza tra i grandi dell'inizio del XX secolo. Il suo percorso artistico tra impressionismo ed espressionismo lo rende una figura emblematica della ricerca espressiva attraverso l'uso del colore accanto ai grandi maestri francesi e tedeschi a lui contemporanei.

    Mi è molto simpatico perché è l'antitesi del luogo comune secondo cui solo genio e sregolatezza portano ad una vera capacità espressiva. Ha sposato una sola donna che ha amato per il resto della vita ed è rimasto fedele anche al villaggio di Oschwand, nel canton Berna, dove ha vissuto per sessant'anni.

    Il piccolo museo di Mendriisio ha allestito un vero e proprio gioiello espositivo. Ho trovato la visita gradevolissima e pur conoscendo in gran parte l'opera di Amiet ho scoperto diverse nuove sfacceccature.

    Mendrisio non è certo al centro dell'universo, ma si trova vicino al confine con la Lombardia e per un amante dell'arte figurativa la mostra su Amiet può essere un buon pretesto per una gita domenicale in terra elvetica.

    Alcuni articoli sulla mostra trovati nella rete:

    thymagazine.it

    affaritaliani.it

    artivago.wordpress.com


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  20. #43
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    Domani vado a Pavia a vedere la mostra sui Longobardi. Poi vi racconto. Spero che mantenga le promesse...
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  22. #44
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    Domani vado a Pavia a vedere la mostra sui Longobardi. Poi vi racconto. Spero che mantenga le promesse...
    Se verrai a Cividale un giorno, magari ci facciamo un aperitivo!

  23. #45
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    Mah!

    Pavia è una bellissima città ed è sempre un piacere farvi una capatina. L'occasione l'ha fornita la mostra sui Longobardi che chiude i battenti domani.
    Moltissimi visitatori, il che è certamente un merito da attrubuire a chiunque proponga un'occasione di divulgazione della cultura. E poi l'indotto è notevole. Potrebbe essere un'idea solida per compensare le perdite per la mancata partecipazione della squadra nazionale italiana di calcio ai campionati mondiali, qualcosa del tipo: "restiamo in palla, facciamo cultura".
    Ma sto divagando e meno il can per l'aia perché sono molto irritato. Trovo che la mostra rappresenti essenzialmente un'occasione persa.
    I locali dell'esposizione sono piccoli, angusti, bui e inadatti ad opitare una mostra. In nessun caso una mostra di grande richiamo.
    L'impianto didattico è carente: l'esposizione è disposta per zolle tematiche, ma chi di storia sa già fatica a trovare i motivi specifici dell'allestimento, come per esempio le nuove frontiere della ricerca archeologica o le nuove acquisizioni che hanno portato a nuovi punti di vista; chi invece di storia e di Longobardi non sa, fatica a raccapezzarsi nel marasma.

    Dedico un capoverso a parte per esecrare la guida che ha accompagnato il gruppo che con me ha visitato la mostra. Una cara persona, ma assolutamente e completamente priva di qualsiasi cognizione sull'argomento di cui discettava. Ha infilato una litania di luoghi comuni generici e fuorvianti alternati a colossali castronerie ed esempi generici riportati da culture diverse da quella di cui parlava. All'ennesimo accenno ingiustificato al ciclo bretone e ai cavalieri della tavola rotonda ho estirpato lo sgracchiante auricolare e o cercato di fendermi un percorso personale ra gli esposti. Al termine della visita ho silenziosamente restituito l'auricolare alla guida. Sono certo che se avessi aperto bocca l'avrei coperta di improperii e contumelie. Sarebbe stato oltremodo inelegante. Per contraddire il detto secondo il quale un bel tacer non fu mai scritto, scrivo ora a voi il furnte tenore del mio tacer pavese.

    È vero, bisogna pure quadagnarsi da vivere e si buò sbarcare il lunario facendo la guida su un oggetto che non s'ama e di cui non si sa nulla. Ma parolaccia, parolaccia, parolaccia, scurrilità indecente e ancora parolaccia... esistono i libri per documentarsi e non è vietato leggere qualcosa per prepararsi, magari anche solo la voce "Longobardi" su Wikipedia!



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    Se verrai a Cividale un giorno, magari ci facciamo un aperitivo!
    Ci sono stato. Purtroppo molto tempo fa e devo assolutamente tornare. Bellissima! Sia la città che l'esposizione permanente. Didatticamente molto più efficace che l'evento estemporaneo di Pavia. Chi volesse veramente imparare qualcosa sui Longobardi farebbe certamente buona cosa visitando Cividale.
    Aldilà della cultura storica, a Cividale ho avuto la fortuna di trovare ristoro in un esercizio pubblico del centro che mi ha deliziato con dei formaggi deliziosi che sapevano veramente di formaggio e non di polistirolo, come purtroppo accade assai spesso nei ristoranti. Probabilmente gli esercenti hanno paura di scuotere i palati assopiti dei maniatori di junk food con sapori veri della tradizione locale. Eccellente anche il vino che accompagnava gli assaggi casearii. Veramente un bel Ricordo
    Credo che se dovessi tornare in zona l'aperitivo ti proporrei volentieri di farlo in quel posto... Se lo ritrovo... se c'è ancora... O magari in un posto che conosci e che ha le stesse caratteristiche .
    "non vitae sed scholae discimus" (Seneca, Epistulae morales ad Lucilium, 106, 12)

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