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Visualizza la versione completa : Poesia e Filosofia



Sir Galahad
01-November-2011, 17:30
Nell'antica Grecia (ma anche in Roma antica, per esempio in Lucrezio) i Filosofi erano anche Poeti. Vi posto questo brano di Empedocle:

http://www.radio.rai.it/radiorai/online/ev_images/empedocle2.jpg

"angusti i mezzi del sapere che offre
il corpo umano! e molti affanni ancora
turbano l'ingegno curioso: l'uomo scorge
soltanto una parte della sua vita,
e di una vita non vitale, e intanto
come un'onda di fumo lo disperde
rapida la morte. non c'è nessuno che creda
oltre a quanto egli vede: l'uomo si illude
di abbracciare con lo sguardo tutto l'universo;
ma molto rimane ancora inaccessibile
allo sguardo e all'udito umano,
molto al pensiero. tu dunque, poichè sei
dagli altri straniato, solo questo saprai
che è dato agli umani sapere"

(empedocle, sulla natura)

Si può anche non esser d'accordo, comunque è bello vedere che difficili temi erano già esposti con la leggerezza della poesia...

silvia77
04-November-2011, 16:20
...e magari ricordiamo anche Parmenide di Elea, vissuto tra VI e V secolo a.C., e la sua celebre definizione dell''essere' nel poema 'Sulla natura':

Resta solo un discorso della via:
che "è". Su questa via ci segni indicatori
assai numerosi: che l'essere è ingenerato e imperituro,
infatti è un intero nel suo insieme, immobile e senza fine.
Né una volta era, né sarà, perché è ora insieme tutto quanto,
uno, continuo. Quale origine, infatti, cercherai di esso?
Come e da dove sarebbe cresciuto? Dal non-essere non ti concedo
né di dirlo né di pensarlo, perché non è possibile né dire né pensare
che non è. Quale necessità lo avrebbe mai costretto
a nascere, dopo o prima, se derivasse dal nulla?
Perciò è necessario che sia per intero, o che non sia per nulla.
E neppure dall'essere concederà la forza di una certezza
che nasca qualcosa che sia accanto ad esso. Per questa ragione né il nascere
né il perire concesse a lui la Giustizia, sciogliendolo dalle catene,
ma saldamente lo tiene. La decisione intorno a tali cose sta in questo:
"è" o "non è". Si è quindi deciso, come è necessario,
che una via si deve lasciare, in quanto è impensabile e inesprimibile, perché non del vero
è la via, e invece che l'altra è, ed è vera.
E come l'essere potrebbe esistere nel futuro? E come potrebbe essere nato?
Infatti, se nacque, non è; e neppure esso è, se mai dovrà essere in futuro.
Così la nascita si spegne e la morte rimane ignorata.
E neppure è divisibile, perché tutto intero è uguale;
né c'è da qualche parte un di più che possa impedirgli di essere unito,
né c'è un di meno, ma tutto intero è pieno di essere.
Perciò è tutto intero continuo: l'essere, infatti, si stringe con l'essere.
Ma immobile, nei limiti dei grandi legami
è senza un principio e senza una fine, poiché nascita e morte
sono state cacciate lontane e le respinse una vera certezza.
E rimanendo identico e nell'identico, in sé medesimo giace,
e in questo modo rimane là saldo. Infatti, Necessità inflessibile
lo tiene nei legami del limite, che lo rinserra tutt'intorno,
poiché è stabilito che l'essere non sia senza un compimento:
infatti non manca di nulla; se, invece, lo fosse, mancherebbe di tutto.
Lo stesso è il pensare e ciò a causa del quale è il pensiero,
perché senza l'essere nel quale è espresso,
non troverai il pensare. Infatti, nient'altro o è o sarà
all'infuori dell'essere, poiché la Sorte lo ha vincolato
ad essere un intero ed immobile. Per esso saranno nomi tutte
quelle cose che hanno stabilito i mortali, convinti che fossero vere:
nascere e perire, essere e non-essere,
cambiare luogo e mutare luminoso colore.
Inoltre, poiché c'è un limite estremo, esso è compiuto
da ogni parte, simile a massa di ben rotonda sfera,
a partire dal centro uguale in ogni parte: infatti, né in qualche modo più grande
né in qualche modo più piccolo è necessario che sia, da una parte o da un'altra.
Né, infatti, c'è un non-essere che gli possa impedire di giungere
all'uguale, ne è possibile che l'essere sia dell'essere
più da una parte e meno dall'altra, perché è un tutto inviolabile.
Infatti, uguale da ogni parte, in modo uguale sta nei suoi confini.
Qui pongo termine al discorso che si accompagna a certezza e al pensiero
intorno alla Verità; da questo punto le opinioni mortali
devi apprendere, ascoltando l'ordine seducente delle mie parole.
Infatti, essi stabilirono di dar nome a due forme
l'unità delle quali per loro non è necessaria: in questo essi si sono ingannati.
Le giudicarono opposte nelle loro strutture, e stabilirono i segni che le distinguono,
separatamente gli uni dagli altri: da una lato, posero l'etereo fuoco della fiamma,
che è benigno, molto leggero, a sé medesimo da ogni parte identico,
e rispetto all'altro, invece, non identico; dall'altro alto, posero anche l'altro per se stesso,
come opposto, notte oscura, di struttura densa e pesante.
Questo ordinamento del mondo, veritiero in tutto, compiutamente ti espongo,
così che nessuna convinzione dei mortali potrà fuorviarti. (frammento 8)

Questo genere di poesia epico-didascalica, soprattutto letta in traduzione, può risultare pesante e involuta. Per i greci antichi doveva forse suonare in modo diverso: l'esametro, il verso dell'epica, delle battaglie dell'Iliade e delle avventure di Odisseo, era il verso del racconto, della narrazione: il poeta-filosofo intendeva insegnare raccontando, trasmettere la verità dando ad essa la forma piacevole di un racconto attraverso il ritmo cadenzato dell'esametro. Non dimentichamoci poi che in epoca arcaica i confini tra letteratura di intrattenimento e letteratura 'tecnica' o 'didascalica' erano labili: gli stessi poemi omerici erano considerati una sorta di enciclopedia universale, fonti di ogni tipo di conoscenza, oltre che bellissimi e piacevoli racconti da ascoltare. Se si voleva imparare a usare uno scudo o una lancia nel modo giusto, ad allestire un rito sacrificale, a mettere in mare una nave, è in Omero che si andava a cercare. Così, anche quando si tratta di conoscenze di carattere più astratto, è ancora una volta l'esametro la forma, il 'contenitore' scelto dal poeta-filosofo; e sarà così per molti secoli.